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Memorie di un bandito, a Vigevano una serata intensa tra racconto e verità col ‘biegrassin’ Luis Balocchi

Una sala attenta e partecipe ha accompagnato, sabato pomeriggio a Vigevano, la presentazione del libro “La Comasina, Vallanzasca e io – Memorie di un bandito” di Alfredo Santino Stefanini, detto Tino, ospitata nei locali di Ondeduerto, in via Cairoli.

Un incontro che è andato ben oltre la semplice presentazione editoriale, trasformandosi in un momento di riflessione profonda su scelte, errori e conseguenze. A 74 anni, Stefanini ha ripercorso senza sconti la propria vita: la stagione della banda della Comasina, il carcere, i cinquant’anni trascorsi dietro le sbarre. Ma soprattutto, il peso dei rimpianti.

Un racconto diretto, asciutto, che ha colpito il pubblico proprio per la sua autenticità: «Non ne valeva la pena», ha ribadito più volte, restituendo il senso di una vita che avrebbe potuto essere diversa.

A dialogare con lui il poeta e scrittore Luigi “Luis” Balocchi, che ha impreziosito l’incontro con un intenso contributo poetico, capace di restituire – in dialetto e in italiano – tutta la durezza e l’umanità della vicenda.

🗣 Il testo di Luis Balocchi (dialetto)

A Tino Stefanini – ex banda Vallanzasca

Brau Tino, brau nan…che te vegnet de lontan…
San Vittor cinquanta dì, cinquanta nòtt,
cinquant’ann a la casanza a ciapà i bòtt,
tì fiulòtt a trebulà “’se foo in la vita?..resti
chì che vendi al latt o voo a strus a ciapà i ratt?..”
L’é la straa, i amis, la ròba, l’é la fuffa del destin,
al brusacuu, ta s’ciòppa el coo, “…Tino, oh Tino
‘s’te fee?..A robà o a laurà?..” Al perché sa po’
dì no…domandéghel a chi ‘l gh’é puu.
E de mòrt ghe ‘n staj on viament. Brusaa
la straa, brusaa i amis, brusaa la ròba,
quel ch’el var vess pitturaa in d’on quader
de ferr sprangaa, già che foeura cress Milan,
Milanin Milanon sti bej cojon!, cress la ròba,
con la s’ciuma di danee che bordega via
tusscòss…prest…alé alé…pressa pressa!..
vemm tucc quanti al teatrin!..Ti te sparet,
mì che timbri al cartellin. Dal banch del pess,
del codeghin, da i vecc mercaa, da i ringher
ch’hann desfaa giù…a la banca de la pila, pila
su pila, danee per fà danee e anmu pussee danee,
danee faj su de buascia on monton, chì ‘l curra,
chi ‘l scappa, chi ‘l cunta e chi ‘l canta, chi ‘l gh’ha
i oeucc de scarògna bej gremaa…“…viva viva
viva l’inferna allegher di poor crist desculaa!..”
E l’é inscì che mì ta disi “…Brau Tino, brau nan…
l’eva poeu ora de vegnì trovamm…”…in mess
a la truscia, a sti mascher de paltusc, de ratt e scimes
al bordeleri, cos’hin i òmm? dimmel tì, òmm sapient,
“…Ruffian…ruffian…ruffian…ecco coss’hin i òmen!”
Ah…sì…Tino…ta gh’hee resòn…pròppi tì incoeu
al m’é tuccaa per fiadà na spugh de vacca veritaa.

🗣 Traduzione in italiano

Bravo Tino, bravo nanuccio…tu che vieni da lontano…
San Vittore cinquanta giorni, cinquanta notti, cinquant’anni di galera a prender botte, tu ragazzotto tormentato “cosa faccio nella vita?..Resto qui che vendo il latte o vado alla malora?..”

È la strada, gli amici, la merce, la robaccia di un destino… “Tino cosa fai?..a rubare o a lavorare?..” Il perché non si può dire. Chiedetelo a chi non c’è più.

E di morti, tanti. Bruciata la strada, bruciati gli amici, bruciata la merce… mentre fuori cresce Milano, tra denaro e frenesia… tutti al teatrino, tra chi spara e chi timbra il cartellino.

Una corsa continua: soldi su soldi, denaro su denaro, tra chi scappa, chi conta e chi canta, in un inferno “allegro” di poveri cristi sradicati.

E allora: “Bravo Tino, bravo nanuccio…era ora di venirmi a trovare”… in mezzo a questo caos, tra maschere e miserie.

Cosa sono gli uomini? “Ruffiani…ruffiani…ruffiani…”

E infine, una verità amara: oggi, proprio tu, mi hai costretto a respirare uno sputo di cruda verità.

Una serata intensa, capace di unire memoria, letteratura e testimonianza.
E forse, soprattutto, di lasciare una domanda aperta: quanto costa davvero una vita sbagliata?

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