HomeCultura e Tempo LiberoLa TV anni '90 ....il Cruciverbone e le curve di Simona Tagli

La TV anni ’90 ….il Cruciverbone e le curve di Simona Tagli

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore,

c’è una stagione della televisione italiana che continua a brillare nella memoria collettiva: l’inizio degli anni Novanta. Un’epoca in cui forse si rideva meno degli anni Ottanta, ma si guardava molto di più. Le nostre domeniche avevano un rito tutto loro, ben prima del calcio: il Cruciverbone. E lì, a girare quelle caselle gigantesche, c’era lei.

Simona Tagli.

Popolarissima, desiderata, amatissima. Una presenza che non aveva bisogno di effetti speciali: bastava il suo ingresso per accendere il pomeriggio degli italiani. Era la naturale erede delle domeniche anni Ottanta, quando la Rai – la nostra “mamma” – aveva capito che non si viveva di solo telegiornale e divulgazione. Serviva anche un po’ di leggerezza, un raggio di sole. E Simona lo portava.

Aveva più curve del circuito di Monza, ma mai un’esagerazione. Mai una parola fuori posto. Era l’equilibrio perfetto: bella ma vicina, sensuale ma non provocatoria, la “cugina grande” che tutti avrebbero voluto, la barista dei sogni, la supplente preferita, la ragazza della porta accanto che però, quando appariva in TV, fermava il Paese.

I suoi stacchetti – diventati quasi imperiali nella memoria – erano un appuntamento fisso. C’era chi rinunciava al bar, chi anticipava il pranzo, chi “saltava la visita” pur di non perderseli. E non era solo attrazione: era un modo di sognare, di evadere, di sentirsi parte di un’Italia più semplice, più ingenua, più contenta con poco.

La televisione di allora era pane e salame, sì, ma di ottima qualità. E Simona Tagli ne fu uno dei simboli: un successo non effimero, una presenza che ha accompagnato milioni di italiani senza mai oltrepassare il confine del buon gusto.

Oggi, nell’epoca in cui tutto è disponibile ventiquattr’ore su uno schermo tascabile, quei momenti sembrano quasi innocenti. Eppure, rivedendo quei frammenti, torna un sorriso dolce. Perché erano sogni semplici, puliti, condivisi.

Grazie, Simona.
Hai illuminato le nostre domeniche e ci hai regalato un pezzo di televisione che non tornerà più, ma che resta vivo nella memoria di un Paese intero”.

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