HomeCulturaIl lavoro di un Presidente: Guy Parmelin a Endorfine Festival Lugano 2026

Il lavoro di un Presidente: Guy Parmelin a Endorfine Festival Lugano 2026

Il Presidente della Confederazione elvetica, Guy Parmelin, è stato ospite di Lugano Endorfine Festival 2026, con i propositi di parlare dei fatti di Crans Montana e delle lotte con la Presidenza Trump, per quantomeno ‘addolcire’ i dazi imposti alla Svizzera.

Tuttavia, ha esordito con un episodio divertente, che ruotava attorno alla vicenda del cappellino rosso che ha mostrato orgogliosamente alla gremitissima platea sold out.

Si tratta di quello da lui indossato quando si è recato ad una partita disputata dalla Svizzera negli Stati Uniti, durante il recente Campionato mondiale. Quel cappellino è diventato talmente celebre che ancora va a ruba nelle vendite online e lui si sente il precursore di una specie di nuova moda nazionale!

A livello internazionale, rappresenta ora una specie di competizione con gli USA, sulla tradizione di entrambi i Paesi riguardo all’Indipendenza: quale dei due ha una Storia più datata? Ai libri la sentenza!

Alla domanda su che reputazione abbia oggi la Svizzera nel mondo, Parmelin ha risposto che gli svizzeri tendono ancora ad una bassa autostima. Invece, dal canto suo ha potuto rilevare che la Svizzera è sempre molto stimata, ad esempio quando viaggia verso Norvegia o Svezia.

Un esempio di cosa viene richiesto di più al Paese rossocrociato? Spesso gli stranieri come gli acquirenti, desiderano essere informati sulle nuove tecnologie e sull’innovazione in auge da noi.
Le nostre esportazioni, come Roche, Nestlé ecc., sono ancora in cima alle classifiche.

Non se lo ricorda più nessuno, ma la Svizzera ricopre ancora una buona posizione quale potenza economica. Ho trattato spesso con Paesi come l’India ed in 15 anni è emerso che nonostante abbiano già tutto, il nostro Paese ha ancora qualcosa da offrire.

Ma quest’anno noi siamo stati colpiti dalla tragedia di Crans Montana…

Il capo della comunicazione mi ha avvisato di notte, disse subito che era avvenuta una cosa gravissima, e poi abbiamo ricevuto subito info dal governo del Vallese, che ci parlò di devastazione e morti.

Quando siamo arrivati sul posto, ho visto una tragedia immane: tanti ragazzi morti in modo atroce, alcuni erano figli unici, i sopravvissuti con conseguenze psicologiche e fisiche e da li’ ad un anno vi sarà la commemorazione e sarà una data importante per turare le somme del lavoro svolto, perché in una data come quella, non si potrà sfuggire alla realtà.

Ho visitato i grandi ustionati all’estero e qui in Svizzera.

La sfida delle autorità è adesso come sostenerli fino a quando la giustizia abbia stabilito le responsabilità, anche penali, e le assicurazioni abbiamo terminato i loro calcoli.
Indubbiamente ci saranno le conseguenze anche penali, ma la giustizia ha tempi lunghi che non sono quelli della gente, anche se ci dispiace.

In Italia ad esempio, la tragedia del Ponte di Genova ha impiegato otto anni per fare chiarezza con inchieste ed avvocati; anche noi abbi o i nostri tempi. Capisco che intanto trascorrano anni della loro vita.

Abbiamo organizzato i funerali, le tensioni con l’Italia sono state alte ed è stato un periodo difficile.

Ora dobbiamo andare avanti. La Svizzera è stata molto criticata e in futuro dovrà giocare un ruolo più forte.

Se le procedure non saranno andate bene, lo potremo sapere solo alla fine, tirare le somme. Noi siamo federalisti e abbiamo la separazione dei poteri.

Abbiamo visto con la crisi del Covid che siamo in grado di lavorare in breve tempo.

Il parlamento è stato subito in contatto con lo Stato vallesano e con i gradi di Stati stranieri, dobbiamo fare tutto rispettando i livelli istituzionali anche svizzeri.

Bisogna mantenere i nervi saldi per spiegare le procedure all’Italia, o è quando abbiamo dovuto procedere con per l’identificazione di morti e feriti gravi. Ad un certo punto, ogni Paese ha la sua agenda politica, e quando è stato possibile abbiamo sempre cercato di mantenere i contatti con l’Italia per calmare le acque.

Alla fine potremo dire cosa dobbiamo migliorare nello svolgimento della giustizia e fare in modo che non vi siano debiti ingiusti per le famiglie e doppi dolori, dopo tutto quanto è successo.

Gli è stato quindi chiesto di Trump e di come sia averlo di fronte.

Questo è il suo secondo mandato, e quando vi sono gli incontri politici internazionali, non si ha a disposizione più di mezz’ora.
Bisogna tener conto che Trump si sposta con numerosi collaboratori, segretari, ambasciatori e ministri.
In quel brevissimo tempo, bisogna stabilire anche come dovranno muoversi fotografi e cameraman.
Nell’ultimo incontro, abbiamo cercato di discutere il deficit, ma in realtà, quando arriva il momento clou, vengono fatti uscire tutti, restano solo i rappresentanti di Stato e si parla a porte chiuse e non posso dire nulla di cosa è stato detto.

Io posso solo dire che dal vivo è molto calmo e posato.

Noi abbiamo questi dazi al 39% molto duri e abbiamo cercato un percorso con loro allo scopo di cambiarli.
Obiettivo era un accordo stabile giuridico non vincolante e lui aveva annunciato sui social che avrebbe cercato un accordo con noi.
Ma bisogna tenere i nervi calmi e avere pazienza.
Tutta la sua amministrazione può essere d’accordo con noi ma poi è il Presidente che decide.

E i temi caldi a livello svizzero?

Sicuramente l’agricoltura ed il caldo e se la situazione peggiora, bisogna vedere come fare per il fieno ed il mais e quali misure adottare per anticipare il problema, ogni anno.
Reno e Danubio hanno ancora livelli molto bassi e bisogna stabilire misure strategiche, revisionare gli stock di tutti i prodotti, anche farmaci.

Nel 2021 ero pure presidente e si temevano invece le inondazioni a Lucerna alti erano i livelli di pericolo per l’Argovia.

Il cambiamento climatico è evidente e ho l’abitudine da 20 anni di verificare l’andamento delle vigne e posso dire che il mutamento si vede eccome (Parmelin originariamente è agricoltore, ndr), e 20 anni fa non si poteva prevedere l’andamento delle coltivazioni, oggi piantiamo anche olivi e noccioli e le decisioni vanno prese a livello internazionale.

A medio termine trovare misure per adattarci e già molto. Ad esempio, da un po’ abbiamo aumentato gli investimenti per portare acqua sugli alpeggi in più larga quantità e programmiamo piante che resistono al caldo, che prima da noi non c’erano.

Scuole ed RSA sono troppo calde e stiamo vedendo di risolvere il problema. Non direi la Politica svizzera abbia sottostimato il problema. La Svizzera applicherà l’accordo di Parigi ma ci sono costi e dobbiamo trovare maggioranze.

Per il futuro mi preoccupa di più la situazione geo politica, e cerchiamo misure per ammortizzare lo stock climatico, male conseguenze peggiori potrebbero arrivare con nuove guerre, rischiamo una terza guerra in zona Twain.

Rapporti tra Berna e Ticino: il Ticino pensa che Berna non capisca i suoi problemi.
Non è Berna responsabile, sono i Cantoni che devono trovare soluzioni, anche se Berna fa i suoi calcoli economici, la Confederazione non decide da sola sulla perequazione. Se il Ticino non si sente trattato bene deve far valere le sue ragioni.

Stiamo negoziando con l’Italia anche per i frontalieri e per trovare metodo equo, perché l’attuale comportamento del Ticino contrario a convenzione internazionale, da una cattiva impressione non solo del Ticino ma può interferire con altri scambi con tutta la Confederazione.

Durante il periodo del Festival di Locarno, ha raccontato la sua giornata

È la mia seconda presidenza, la prima c’era il covid nel 2021 e sono stato un presidente virtuale, zero viaggi il clima era calmo per la mia salute ma non c’erano bei contatti diretti, nella seconda ci sono contesti geo politici diverso dal 2021, in quell’anno non abbiamo avuto dazi, guerre, e crisi climatica. La funzione adesso è più impegnativa e coinvolgente, e dovrò partire mercoledì per Parigi, e poi ho rinunciato ad altri viaggi scegliendo le priorità.

Avrò visite alla banca in Cina e in India, poi vado a firmare accordo con Cina e Vietnam.
E poi avrò un summit a Dublino. Martedì ero a Zurigo per discussione clima e finanze, mi sposto più volte a settimana. Il libero scambio è un tema centrale. È un lavoro appassionante.

Adesso abbiamo più problemi con Paesi che si difendono a causa dei dazi e ci vuole agilità mentale.
Il momento più difficile in 11 anni da politico nazionale, forse è stato Crans Montana ma anche i dazi.
Ma anche con il Covid ci voleva sangue freddo.
Abbiamo dovuto adattarci per aiutare finanziariamente un Paese e non è stato facile annunciare le chiusure.

Cosa farà dopo?

Mi resteranno molti ricordi.
Molti sono positivi, come l’onore di incontrare ospiti molto diversi fra loro, ho avuto colloqui molto interessanti, ho avuto opportunità di ricevere a Ginevra Beiden e Putin, e non immaginate l’organizzazione che ci vuole, e sono stato molto contento quando il lavoro è terminato a dire il vero, e ho potuto rilassarmi! Abbiamo avuto conversazioni in francese e russo e dovevo dire frasi a memoria diplomatiche, e le ho ripetute anche in bagno!

Prendersi cura dell’economia significa prendersi cura dei cittadini.
La diplomazia in generale è definire gli obiettivi, c’è uno scambio di argomenti con gli specialisti come ai tempi del Covid. Sicuramente sono rimaste zone grigie, e sarò brutale, la Confederazione ha preso decisioni con studiosi e poi stabilito le misure, poi i Cantoni erano responsabili della salute pubblica di ciascuno.
Il collega Berset era sempre in comunicazione con tutti, ma il carico è stato enorme tra specialisti e la tensione era sempre molto elevata.

Abbiamo fatto tre referendum dopo, perché le libertà per molti erano state troppo ristrette, ma tre volte il popolo dato ragione allo Stato.

Adesso la sfida è discutere dell’IA, in Paesi come l’Africa dove c’è la maggiore frattura digitale.
Ma in quanto a me, utilizzo di più l’intelligenza naturale! (La platea ha riso).

A cura di Monica Mazzei
Redattrice culturale per
TicinoNotizie.it

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