C’è un’Italia che vince e un’Italia che non la guarda.
Un Paese irriconoscente, cieco e ottuso che parla solo di calcio. Dalla mattina alla sera. Moviole, pagelle, fantacalcio, polemiche su un rigore non dato a Ferragosto.
Intanto, fuori dal pallone, questo Paese va avanti. Eccome se va avanti.
Siamo diventati i primi nell’atletica. Primi nel nuoto. Ginnastica artistica, sollevamento pesi, scherma, ciclismo. Non siamo più il paese della pancetta e della Gazzetta il lunedì mattina. Non siamo più il paese della schedina tra le dita e la sigaretta con il Bianchino al bar. Pizza e mandolino? È una cartolina strappata da un pezzo.
C’è una Grande Italia da valorizzare. Ed è giovane.
Ci sono i nostri ragazzi, quelli con le radici qui da sempre, quelli di Cerano, di Novara, dei paesini di provincia, con i nonni che andavano in bici al campo e il cognome che senti da una vita al bar.
E poi ci sono i nostri ragazzi di prima e seconda generazione, figli di chi è arrivato qui per lavorare, per farsi un futuro, e ha scelto l’Italia. Nati qui, cresciuti qui, andati a scuola qui.
Magari con un cognome diverso, con un’altra storia alle spalle, ma con la stessa fame, lo stesso accento quando imprecano per la fatica, e la stessa mano sul cuore quando parte l’Inno.
Hanno lottato per se stessi ma anche per questa maglia. Hanno portato il nome ITALIA sul gradino più alto, a volte con un record.
Alla fine la distinzione non esiste: sono tutti ragazzi nostri. Sono tutti vincenti. Sono tutti Italia.
E noi cosa facciamo? La televisione e i grandi giornali gli danno spazio… per tre giorni. Medaglie a pioggia e poi arrivederci tra 4 anni, alle prossime Olimpiadi. Tra 2 anni ai prossimi Mondiali. E se non vinci? Nulla. Silenzio.
Siamo un paese che non è più di soli pallonari, ma che ragiona ancora solo dentro a un pallone. Ci siamo aperti al tennis, alla Formula Uno, sì. Ma poi torniamo sempre lì.
Allora io dico tre cose, semplici:
1. Diamo più spazio a questa bella Italia vincente e concreta. Non solo quando vince l’oro. Raccontiamola quando si allena alle 5 del mattino, quando studia e si fa un culo così.
2. Cerchiamo di creare un futuro per non farla scappare via. Perché questi ragazzi se non trovano palestre, risorse e rispetto, vanno via. E noi perdiamo oro e futuro.
3. Mettiamo nell’angolo, dietro la lavagna, la peggiore Italia. Quella che fischia, che insulta, che rosica sul web.
E qui arriva la nota negativa, sempre la stessa: la politica e il suo cinturino web. Quella che prende la bella Italia, la medaglia di un ragazzo di 20 anni che ha appena vinto, e la usa per attaccare l’avversario. Destra o sinistra non importa.
Forse questa bella Italia non gli interessa la politica. Vuole solo un Paese più meritocratico. Meno invasato e più concreto. Dove le risorse vadano a chi merita.
Un Paese meno provinciale e più bello da vivere, come le loro vittorie.
Silenzio, lavoro e far parlare i fatti. Non i pazzi.
Nelle foto Sara Curtis e Simona Quadarella tra le protagoniste indiscusse degli Europei di Parigi













