E’ di questi giorni la pubblicazione del rapporto OXFAM 2019, in occasione della vigilia del meeting di Davos. Il dato principale cui è stato dato risalto dai giornali, ovviamente per sintesi giornalistica, è il seguente: nel 2018 26 miliardari (dunque 26 persone) possedevano da soli l’equivalente ricchezza della metà più povera del pianeta. E’ un dato che per le proporzioni messe in campo farebbe girare la testa a chiunque e lascerebbe con la bocca aperta.
Andando però ancora più a fonda in questo rapporto che è ben più vasto di un semplice titolo emergono altri spunti di riflessione alquanto significativi, soprattutto per una politica che deve ancora affrontare con decisione (poiché a mio avviso non è ancora stato fatto) il tema della globalizzazione con tutte le sue distorsioni e problemi che devono essere aggrediti. Partendo dal fatto che i cosiddetti “super-ricchi” hanno visto aumentare sensibilmente (+12%) il proprio patrimonio, mentre i “super-poveri” hanno visto decrescere il proprio (-11%) emerge chiaro come il problema alla base sia innanzitutto un problema fiscale. Negli ultimi anni, infatti, alcune delle più gradi compagnie mondiali hanno visto calare la propria aliquota dal 34% al 24% a fronte di profitti e dividenti moltiplicati. Perché avvantaggiare dunque una grande corporation invece di adoperarsi in modo incisivo per la grande maggioranza? La risposta è semplice: non ci sono regole. Con regole, ovviamente, non si intende una forma di protezionismo Ottocentesco, ma un sistema di tassazione che eviti ai paesi di essere ricattati da queste grandi aziende sulla base del fisco. Serve un sistema di regole globali anche per temi fondamentali nel mercato del lavoro: salari adeguati, norme di sicurezza adeguate, diritti riconosciuti. Già solo queste regole permetterebbero ai governi di muoversi con minor pressione sulle tematiche fiscali, applicando una giusta, sacrosanta e democratica proporzionalità delle tasse. Questo discorso non vedrebbe un rapporto positivo “in verticale” (aziende-lavoratori), ma anche “in orizzontale” (azienda-azienda), poiché queste grandi compagnie godono troppo spesso di benefici cui una piccola o media impresa non possono usufruire. Spostando la questione sul campo fisico delle persone è interessante notare come, secondo il rapporto se l’1% dei più ricchi pagasse appena lo 0,5% in imposte sul proprio patrimonio, si avrebbero risorse sufficienti per mandare a scuola 262 milioni di bambini e salvare la vita a 100 milioni di persone nel prossimo decennio. Sentendo e leggendo queste parole vengono in mente le proposte portate avanti da miliardari americani come Bill Gates e Warren Buffett, i quali si sono sempre detti disponibili a pagare di più, affinché quei soldi venissero utilizzati dallo Stato per garantire servizi alle persone meno abbienti.
Altri due punti fondamentali su cui ci si vorrebeb soffermare sono la disuguaglianza di genere e la questione sanitaria.
Il tema della diseguaglianza di genere è letteralmente una spina nel fianco delle nostre società “democratiche” (nonché in tutto il mondo). E’ impensabile che nel XXI secolo, a parità di mansione, una donna abbia un divario retributivo in media pari al 23% in suo sfavore. Su quale base civile fondiamo questa assurdità? E’ giunto il momento che i paesi europei, in primis, si battano affinché questo “gender gap” sia cancellato, poichè non vi è democrazia vera finché vi sia una seppur minima forma di discriminazione. I diritti delle donne, inoltre, stanno vivendo una stagione traumatica nel mondo, invece di espandersi, vengono presi come capro espiatorio per tornare ad una società “felice”. Alle donne in molti paesi è impedito studiare, è impedito viaggiare, è impedito il fare politica, il battersi per il proprio futuro. Politicamente parlando, le forze europee socialdemocratiche e social-liberali devono battersi, partendo dal gender gap, affinché ogni persona fin dalla nascita abbia la possibilità di partire dallo stesso punto rispetto al vicino di culla. Una società che non discrimina sulla base del sesso, della religione o dal luogo di provenienza, che non , che non discrimina o esclude dal sistema educativo le persone, una società che cura tutti i suoi cittadini ammalati è una società virtuosa, felice e realmente libera. E’ incredibile, giungendo quindi alla questione sanitaria, come negli Stati Uniti ci si debba battere ancora affinché ogni persona possa avere garantito il diritto alla sanità (la famosa “Medicare for all” per cui si battono Bernie Sanders e i Democratic Socialist of America), che se non si paga un’assicurazione si viene lasciati per strada o in una sala d’attesa a morire. Domandiamoci se questo sia un esempio od un vanto per un paese che si definisce civile.
Troppo spesso sappiamo bene le difficoltà degli altri, ma non conosciamo le nostre: come possiamo dunque risolvere i problemi del mondo se noi stessi non riusciamo a risolvere i nostri? Riflettiamoci e andiamo avanti, sempre pensando che c’è sempre da lavorare e battersi per qualcosa o qualcuno, affinché la globalizzazione non sia un pranzo di gala di per pochi, ma sia effettivamente una festa popolare per tutti, nessuno escluso.
Fabio Baroni



