HomeCronacaIl Proust di maggio con Carlo Mantovani

Il Proust di maggio con Carlo Mantovani

Medico del Lavoro ora a riposo, ma ‘in montagna’ sempre, fin dall’infanzia. Nel Club Alpino Italiano da ventisette anni, presiede attualmente la sezione magentina dell’associazione cui si dedica con passione.
Il tratto principale del suo carattere? La scarsa tolleranza al disallineamento tra teoria e pratica.

La qualità che preferisce in un uomo? La capacità di essere sincero senza essere aggressivo.

E in una donna? La capacità di essere sincera senza essere aggressiva.

Il suo principale difetto? L’eccesso di autostima.

Il suo sogno di felicità? Una vita attiva in un ambiente stimolante.

Il suo rimpianto? Aver trascurato o mal gestito i segnali di allarme del mio fisico.

Il giorno più felice della sua vita? Quello della dimissione, senza esiti, dal Reparto di Rianimazione.

E il più infelice? Quello in cui mi sono reso conto di aver affidato mia madre, malata di tumore, a una équipe a caccia di numeri per fare pubblicazioni.

L’ultima volta che ha pianto? L’ultima di cui ho un preciso ricordo è nel 1981. Ce ne sono state altre, almeno credo, ma non così piantate nella memoria.

La sua occupazione preferita? Camminare in montagna.

Materia scolastica preferita? Italiano.

Autori preferiti? Eugenio Borgna, Alicia Gimenez-Barttlett.

Libro preferito? Non ne tengo nessuno sul comodino.

Attore e attrice preferiti? Richard Gere e Vanessa Redgrave.

Film cult? ‘M.A.S.H.’ e ‘Easy rider’.

La canzone che canta sotto la doccia? Cambia secondo periodi e stati d’animo.

Colore preferito? Il blu.

Fiore preferito? La peonia selvatica.

Città preferita? Porto.

Personaggio storico più ammirato? Martin Luther King.

Personaggio politico più detestato? Donald Trump.

Il dono di natura che vorrebbe avere? Abilità nel disegno.

Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? La statura.

Stato d’animo attuale? Lievemente ansioso.

Le colpe che le ispirano maggior indulgenza? Non una categoria di colpe ma una categoria di colpevoli: quelli che agiscono in stato di bisogno.

Come vorrebbe morire? Senza lunghe sofferenze e senza sperimentare la mancanza di autonomia.

Il suo motto? “Non sei mai troppo vecchio per fissare un altro obiettivo o per sognare qualcosa di nuovo”.

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