Faccia da tempo delle carte bollate

Il nostro 'Duca' di Saronno' contro l'eccessiva burocrazia che ancora caratterizza il nostro Paese

Colpo Grosso, quel “Cin Cin” che accendeva il cuore dell’Italia analogica

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - "Egregio Direttore, la bellezza e la gioventù, si sa, muovono il mondo. Negli anni '80, però, non bastava più il solo...

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore, sono ormai passati più di trent’anni dalla fine della Prima Repubblica e del proporzionale. Da allora abbiamo visto meno votanti e più fermenti di “fetenti”, più burocrazia e meno potere della politica, ma con costi sempre crescenti.

Meno servizi, più vizi: gioco, alcol e droga hanno preso il posto di ciò che dovrebbe essere garantito ai cittadini.
Più regole, meno libertà: oggi tutto è una raccomandata, una PEC, una carta bollata. Per un passaporto ci vuole una vita, mentre per molti diventa un “passaporco” nella ricerca di una casa dignitosa.
Il web e i social: da un lato la dignità calpestata da un blocco di rugby, dall’altro un festival di seni e natiche al vento. Filtri ovunque: negli uffici, nei partiti, nei dirigenti.
Uffici stampa e istituzioni: spesso non rispondono, o minacciano querela per una semplice mail.

La burocrazia è diventata un muro che si espande come il Big Bang.

Dal tempo delle mele siamo passati al tempo delle PEC. E non vorrei che i buoni propositi delle leggi, pensate per aiutare le donne, si trasformassero in un pretesto per fare cassa: contratti depositati con marca da bollo persino sul tipo di rapporto sessuale.

Negli ultimi trent’anni sono aumentate pene e sanzioni, ma chi non ha nulla non paga, e chi dovrebbe finire in galera spesso non ci va. Intanto crescono posti e costi, mentre diminuiscono servizi e aumentano problemi.

Il vero dramma di oggi è tribolare per pagare. Tutto è diventato un incubo di carte bollate. E mentre ci dicono “c’è il telefonino, basta inquadrare”, la realtà è che per molte cose bisogna ancora andare di persona e presentare la marca da bollo.

E così, tra burocrazia e assurdità, ci ritroviamo a vivere in un Paese dove persino una serata galante rischia di diventare un affare da regolamentare con timbri e contratti.
Cordiali saluti, Un cittadino esasperato”

Massimo Moletti

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