Il montepremi ha superato i 100 milioni. Una cifra che brilla sui monitor delle ricevitorie, un miraggio che raggiunge ogni angolo d’Italia, dal bar del centro al paesino più sperduto. Ma dietro quei numeri assurdi si nasconde la trasformazione di un rito che un tempo profumava di carta e competenza.
Il Romanticismo del “13”
C’era un tempo in cui giocare significava stringere la schedina tra le dita. Con un euro — o poco più — non compravi solo una possibilità, ma un’intera settimana di sogni. Era il Totocalcio: il tavolo della cucina, la radiolina accesa e quella tensione domenicale per capire se avevi fatto il mitico 13, o magari un 12, o persino un piccolo, dignitoso 11.
Era un “Bar dello Sport” continuo, ma con un suo ritmo. Mettera alla prova le tue capacità, la tua conoscenza del campionato. Oggi quel romanticismo è stato sostituito da una macchina da guerra statistica che non riposa mai.
La Tassa sulla Speranza
Oggi si gioca quattro volte a settimana. La quarta estrazione, nata per l’emergenza in Emilia Romagna, è rimasta lì, fissa, a testimoniare la voracità del sistema. Ma le probabilità sono impietose: centrare il “6” è come essere colpiti da un meteorite.
Spesso ci accontentiamo delle briciole: un 2, un 3, qualche spicciolo che non copre nemmeno le giocate passate. È la “tassa sull’ignoranza” di cui parlava Giolitti, o forse, più semplicemente, la tassa sulla speranza di un popolo che si emoziona ma che spesso finisce in panico davanti alla prospettiva di una vincita reale. Perché riscuotere cifre simili è un trauma: la paura che il paese sappia, che la gioia diventi ansia.
Il Gioco più Intelligente: Il Salvadanaio
Cosa faremo con quella cifra? Ci svegliamo ogni mattina per poi tornare a dormire “tra i guanciali dei giochi”. Ma esiste una strategia vincente, l’unica che garantisce il profitto al 100%.
Prova a mettere ogni giocata mancata in un porcellino. Dopo un anno, tira una riga e confronta i tuoi soldi con chi ha inseguito i numeri. Tu avrai un guadagno certo; lui avrà solo spese e qualche miraggio.
Una Questione di Regole
Lo Stato dovrebbe intervenire seriamente, specialmente sui Gratta e Vinci e sui lotti istantanei, non con semplici “spot di consiglio” dal tono leggero, ma con regole ferree. Il gioco dovrebbe tornare a essere un momento di svago misurato, non un’ossessione quotidiana che divora i risparmi.
Ah, il Totocalcio! Almeno lì, per sette giorni, eravamo tutti allenatori e, soprattutto, sapevamo sognare per una settimana intera.
















