HomeCultura e Tempo LiberoCostume. La TV vista dal divano del Duca: dal piacere al dolore

Costume. La TV vista dal divano del Duca: dal piacere al dolore

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO- “Egregio Direttore, il web oggi vive come un parassita: succhia e sputa allo stesso tempo. Gran parte dei video che scorrono sui social non sono altro che scarti della cattiva televisione. E pensare che c’è stato un tempo in cui la TV ci faceva davvero felici.

Erano anni in cui il nostro corpo non era ancora incatenato allo smartphone. Funzionava il passaparola, le letterine non erano per Babbo Natale ma per Sua Maestà Televisione. All’ora di cena ci si fermava, muti davanti allo schermo, e nel piatto volavano farfalle che non erano certo di pasta.

Bionde, brune, ricce: bastava uno stacchetto e avevi caldo anche in pieno inverno. Ti toglievi le calze perché il sudore arrivava fino ai piedi. La TV era spinta, eccome se lo era. La minestra andava di traverso, ma era sempre diversa. E avevi pure la scelta: ragazze di vent’anni o poco più. Poi il gioco più bello: cercare la somiglianza con la compagna di università. “Dai, facciamo tre foto?”
Oggi, invece, gli stacchetti li fanno in discoteca. Pervertiti.

Meglio la TV del dolore, allora. Quella dove la più giovane ha quarant’anni… per gamba. Dove una preside va in camporella come negli anni ’80. Cara Ferilli, il motel no? E che dire del compagno: single, senza una casa dove andare. In mezzo alla strada come due cagnolini con la sciatica.

Ho capito: la popolazione è invecchiata, ma anche gasata di eterno. Eppure quella TV tanto criticata almeno mi faceva sognare.

Oggi tra dolore, TG d’allarme, meteo da paura e non-giovani che fanno le venti, rimane solo una speranza: le repliche e YouTube.
Eravamo felici, ma dovevamo essere arrabbiati per sentirci chic. Oggi i radical chic sono contenti e cercano pure a chi dare la colpa della nostra infelicità.

Bastava una letterina, un tempo, per tirarsi su la vita. Oh, cara vecchia TV: peccato che non tornerai mai più”.

Massimo Moletti

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