A una settimana dalla sua ‘deflagrazione’, fa ancora discutere il caso di Seregno
MILANO – E’ passata esattamente una settimana dallo scoppio del caso di Seregno, con gli arresti, le dimissioni e infine il Commissariamento dell’Amministrazione comunale brianzola.
Una settimana durante la quale Mario Mantovani ha reagito con veemenza alle accuse, chiedendo di essere immediatamente ascoltato dai Pm della Procura di Monza che conducono l’indagine. L’ex Vicepresidente di Regione Lombardia ha respinto ogni legame con i fatti oggetto di indagine, anche se per lui non c’è l’accusa di fiancheggiare Ndragheta od organizzazioni criminali, ma solo la presunta corruzione.
Ha parlato anche Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia, che sui fatti di Seregno ha detto “in questa vicenda, Mario Mantovani appare sostanzialmente estraneo, non si può accostarlo”.
Nei giorni scorsi, Mantovani ha rilasciato un’intervista a Giovanni Jacobazzi de Il Dubbio, che vi riportiamo integralmente.
Senatore Mantovani, per la procura lei sarebbe il politico di riferimento di Antonino Lugarà, l’imprenditore che, secondo l’ipotesi di accusa, era vicino all’ndrangheta.
Antonino Lugarà mi è stato presentato circa 20 anni fa. Lo ritenevo un buon imprenditore, peraltro era anche iscritto a Forza Italia.
Lugarà, sempre secondo l’accusa, avrebbe ‘ sponsorizzato’ l’elezione del sindaco di Seregno Edoardo Mazza in cambio di favori, come il via libera per la realizzazione di un centro commerciale.
Ho conosciuto Mazza in occasione delle ultime elezioni amministrative del 2015. Andai a Seregno tre volte. In una di queste occasioni c’era anche il presidente Silvio Berlusconi.
Ha mai avuto sospetti di collegamenti mafiosi?
No. Nessun sospetto, né da parte mia a livello personale, né all’interno del partito. Anzi, proprio i vertici di Forza Italia mi chiesero di aiutare Mazza durante la campagna elettorale. Mazza era iscritto a Forza Italia prima di uscirne.
Gli incontri con Mazza sono stati, quindi, solo incontri elettorali?
Ripeto, le tre volte che sono andato a Seregno si è trattato solo di incontri pubblici relativi alla propaganda elettorale. Dare una mano ad un candidato sindaco del proprio schieramento politico penso sia una fatto normale.
Dopo l’elezione a Sindaco ha incontrato ancora Mazza?
Mai più visto.
Gli inquirenti la ritengono un politico capace di spostare molti voti.
Voglio precisare che il mio collegio elettorale è nella provincia di Milano. Non in Brianza e tanto meno a Seregno. Certo, ho il mio consenso fra i cittadini. Quando sono stato eletto al parlamento europeo presi oltre 50.000 voti di preferenza.
Un politico è in grado di conoscere chi ha di fronte?
E’ molto difficile, si pensi a quando in una cena elettorale si stringono più di 1000 mani.
Le hanno perquisito l’ufficio in Regione Lombardia?
Sì e anche la mia casa. E non hanno trovato nulla. Anche perché non c’era nulla da trovare. Non capisco di quale corruzione si tratti. Non ho mai preso un euro né altri favori.
Ha sentito il presidente Berlusconi?
Si. Ci siamo sentiti in questi giorni e mi ha espresso grande vicinanza e solidarietà. Mi ha invitato ad andare avanti.
Cosa ha intenzione di fare?
Oltre a mettermi a disposizione della magistratura affinché mi interroghi, ho chiesto, anche in quanto ex parlamentare, di essere ascoltato dalla commissione Antimafia. Ho già scritto alla presidente Rosy Bindi per essere convocato. Voglio che sia chiaro che non ho nulla a che fare con la mafia.
Su questo aspetto, il Pd ed i
5Stelle sono invece andati subito all’attacco.
Quello è puro sciacallaggio politico. Un comportamento che non mi appartiene. E che ha come unico risultato, a mio parere, quello di allontanare ancora di più i cittadini dalla politica.
Un’ultima domanda. Lei è stato già indagato dalla procura di Milano per alcune fattispecie di reato contro la pubblica amministrazione. Il processo è attualmente in corso. Si sente un po’ nel mirino? Magari perché è nota la sua vicinanza con il presidente Berlusconi?
Non voglio pensare che ci sia un accanimento nei miei confronti. Non vorrei, però, essere vittima di un pregiudizio da parte della procura di Milano.