― pubblicità ―

Dall'archivio:

Caritas Milano: reddito cittadinanza da cambiare, al Nord il 37%

+ Segui Ticino Notizie

Ricevi le notizie prima di tutti e rimani aggiornato su quello che offre il territorio in cui vivi.

Attenzione: questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie.

Potrebbe contenere informazioni obsolete o visioni da contestualizzare rispetto alla data di pubblicazione.

 
MILANO  “Il reddito di cittadinanza, così com’è stato pensato, consente solo al 56% dei poveri assoluti di accedere al reddito”. Secondo Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana, il sussidio statale introdotto nel 2019 deve essere cambiato: “La misura c’è, non bisogna arretrare- spiega alla ‘Dire’- ma per andare avanti bisogna cambiare le condizioni di accesso”.

A metà luglio la Caritas ha pubblicato un rapporto in cui viene esaminata l’efficacia del reddito di cittadinanza. La ricerca rivela una penalizzazione delle famiglie che vivono al Nord rispetto a quelle meridionali: nonostante vivano in condizioni di povertà, non hanno potuto ricevere gli aiuti perché il reddito era troppo alto rispetto alle soglie stabilite. Come sottolinea Gualzetti, non si è tenuto conto “dei costi di vita più alti” che bisogna sostenere abitando al Nord. Nelle regioni settentrionali solo il 37% delle famiglie che ne ha diritto riesce a percepire il sussidio.

Per questo motivo secondo Gualzetti, sarebbe fondamentale intervenire “sugli aspetti che non funzionano” per arrivare realmente ad aiutare “le persone che sono in povertà in questo momento, al di là delle categorie”.

Oltre a ragionare sui costi di vita, secondo la Caritas bisognerebbe cercare di coinvolgere meglio le famiglie straniere, che possono accedere alla misura solo se risiedono in Italia da 10 anni. Per Gualzetti questo limite andrebbe rivisto e abbassato: “Anche in questo caso il Nord è stato penalizzato, perché qui abitano la maggior parte delle famiglie straniere”.

Riequilibrare permetterebbe di rendere “universalistica” questa misura, organizzando un serio contrasto alla povertà, che spesso caratterizza persone inoccupabili: “Il reddito di cittadinanza coglieva questa sfida, ma l’ha raccolta in parte, perché poi l’ha trasformata in una misura di inserimento al lavoro”, osserva Gualzetti.

La misura ora è allo studio del governo. Il presidente del Consiglio Mario Draghi dovrà cercare di mediare tra i diversi partiti e decidere quanto modificare il sussidio.

Questi interventi, secondo Gualzetti, dovrebbero andare di pari passo con lo sviluppo dei servizi territoriali: “Non basta la Caritas o il terzo settore, ci devono essere degli operatori pubblici che si fanno carico di queste situazioni”. A cui poter delegare anche le verifiche per capire chi ha preso “impropriamente” il reddito. “Sono presidi- chiosa il direttore della Caritas Amborsiana- a cui non possiamo rinunciare”.

Questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie e potrebbe risultare obsoleto.

■ Prima Pagina di Oggi