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Sversamento nel Naviglio Grande, indagano Procura e Carabinieri di Abbiategrasso: aperta un’inchiesta per inquinamento

La Procura ha aperto un fascicolo d’indagine, per ora contro ignoti, sul maxi sversamento di sostanza inquinante nel Naviglio Grande. A riferirlo è la Repubblica, che nell’edizione in edicola oggi ricostruisce i primi passi dell’inchiesta avviata per accertare le responsabilità e soprattutto chiarire se lo sversamento, come ipotizzato fin dalle prime ore, sia stato provocato volontariamente.

L’ipotesi di reato è quella di inquinamento ambientale. Le indagini sono affidate ai Carabinieri di Abbiategrasso e coordinate dalla pm Giulia Floris. Gli investigatori dovranno ricostruire l’origine della sostanza, individuare il punto esatto da cui sarebbe stata immessa nel sistema e risalire agli eventuali responsabili.

Secondo quanto riportato da la Repubblica, tra gli elementi al vaglio degli inquirenti ci sarebbe un grosso tombino a Ponte Vecchio, nel territorio del Magentino. L’ipotesi investigativa è che qualcuno possa aver scaricato da un’autobotte la sostanza, forse nel tentativo di smaltirla.

Da quel punto, secondo le ricostruzioni, si diramerebbero due condotte: una diretta verso le campagne e un’altra verso un’area interessata da lavori edilizi, dove non risulterebbero ancora presenti allacciamenti.

L’emergenza era scattata venerdì mattina, quando durante un intervento di manutenzione sulla rete fognaria una sostanza dall’aspetto oleoso e dall’odore simile al diesel era fuoriuscita da una tubatura a Ponte Vecchio, finendo nel Naviglio Grande. La contaminazione si era rapidamente estesa, interessando in superficie un tratto di circa 28 chilometri, da Magenta verso Milano.

Resta ancora da stabilire con precisione la natura dell’inquinante: sono attesi i risultati delle analisi di Arpa, che dovranno identificare la sostanza e fornire ulteriori elementi utili anche all’indagine. Dovrebbero arrivare entro l’inizio della prossima settimana.

Nel frattempo sono proseguite le operazioni di contenimento e bonifica, attraverso panne assorbenti e barriere. L’intervento tempestivo di Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Comuni e degli altri enti coinvolti ha consentito di limitare la propagazione dell’inquinante e scongiurare conseguenze ancora più gravi sul sistema irriguo e sul territorio.

Particolarmente rilevante, secondo quanto evidenziato da la Repubblica, è stato il ruolo del Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi, impegnato nel contenimento della sostanza e nella salvaguardia delle attività agricole servite dal Naviglio.

«Senza l’intervento dell’ente consorziale sarebbero stati contaminati 100.000 ettari di territorio e oggi saremmo a parlare non solo di grave danno ambientale, ma anche economico», ha osservato Massimo Gargano, direttore generale di Anbi.

L’inchiesta dovrà ora fare luce sull’origine dello sversamento e stabilire se dietro quella che appare come una vera e propria marea nera ci sia un comportamento doloso. Un accertamento fondamentale non solo per individuare eventuali responsabilità penali, ma anche per comprendere come sia stato possibile che una quantità così consistente di sostanza inquinante sia arrivata nelle acque del Naviglio Grande.

E mentre l’attività investigativa è proseguita ieri, con Carabinieri e GDF in cerca di prove per risalire ai responsabili, ci sarebbe un’azienda del Magentino sotto la lente delle forze dell’ordine: dal tracciamento della sua attività si potrebbe risalire all’esatta identificazione di chi, come detto nel TG3 Lombardia di ieri sera, ha sversato il liquido inquinante nel tombino di Pontevecchio.

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