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Atp Masters: da oggi, nella Torino sabauda, Sinner cerca la gloria assoluta e senza tempo- di Teo Parini

Si parte. Oggi pomeriggio Sinner e Tsitsipas aprono le danze, le Nitto ATP Finals di Torino, il Master per i più nostalgici, possono cominciare. Perché tanta enfasi? La kermesse di fine anno, che vede partecipare i migliori otto giocatori al mondo, non sarà il momento più importante dell’intera stagione come ha dichiarato lo stesso Tsitsipas con un evidente surplus di euforia – si sa, gli Slam restano tutto un altro obiettivo in quanto a prestigio – ma in casa Italia non si ricorda un’edizione nella quale potenzialmente un azzurro avesse potuto fare bene come questa volta. Sinner non è il favorito, del resto chi potrebbe esserlo con Djokovic tra i piedi, ma ha nel mazzo più di un asso per provare a contendere il titolo al serbo fino alla finale dove, per gli incastri fuoriusciti dalla compilazione dei gironi, potrebbe essere chiamato all’impresa.

I gironi, intanto. A nostro avviso, a Jannik è andata bene, non benissimo. È nel gruppo pilotato da Djokovic e, anche se sembra un’eresia, era forse auspicabile. Può incontrarlo una prima volta, infatti, senza l’ansia dell’eliminazione diretta e, chissà, prendergli le misure per l’auspicabile remake in finale, dopo una semifinale, sempre ipotetica, più morbida. La cattiva notizia è che dal sorteggio, oltre al greco che in questo momento non appare un problema insormontabile, nello slot tra Zverev e Rune la sorte ha scelto il norvegese che, tra i due, ha in serbo il livello di gioco nettamente più alto. Tra l’altro, Rune, dopo un’estate tremebonda avara di vittorie e pregna di mattane, sembra aver trovato il tennis perduto, tanto che a Parigi, non più tardi di una settimana fa, per un pelo non manda a casa proprio Djokovic.

Insomma, lo scontro Sinner-Rune potrebbe essere una sorta di eliminazione diretta già durante il round robin. Tutto o niente contro uno che è talentuoso quanto insopportabile come Rune non è tipicamente il meglio che ci si possa augurare. Niente di tragico, comunque, se si considera quanto Sinner abbia messo in mostra tra Tokyo e Vienna, con gli scalpi di Alcaraz e Medvedev e la sicurezza con la quale ha condotto in porto i match disputati da favorito, quelli insidiosi perché si ha tutto da perdere e quasi nulla da guadagnare.

Un passo alla volta. Jannik, giusto dirlo, ha un bilancio sfavorevole con Tsitsipas. Gli head-to-head, infatti, recitano un deficitario due a cinque, tuttavia ha vinto l’ultimo match di Rotterdam, peraltro l’unico disputato in condizioni di campo veloce indoor come succederà qui a Torino. Il greco, uno già capace di arrivare in finale negli Slam, non è sprovveduto ma questo Sinner ha dimostrato di poter alzare l’asticella oltre le sue attuali possibilità, forse minori di quelle che era lecito attendersi qualche tempo fa quando pareva destinato a recitare un ruolo ancora più importante nel circus. Insomma, un risultato diverso dalla vittoria dell’altoatesino, oggi, sarebbe una mezza sorpresa.

In serata, invece, Rune andrà a misurare la temperatura di Djokovic e, campanilisticamente parlando, sarebbe un bene se non compiesse il miracolo per non obbligare poi l’azzurro a fare altrettanto per restare vivo e vegeto nel torneo. Un po’ di tifo contro, per una volta, ce lo concediamo.

Una previsione, forse più una speranza che la pragmaticità dei bookmakers, quelli veri: Sinner vince in due set, Djokovic in tre. Sarebbe il modo migliore per dare l’assalto al Master, manco a dirlo, un trofeo che in casa Italia non lo si è mai visto e ci starebbe benissimo. E poi, parafrasando Tommasi, i pronostici li sbaglia soltanto chi lo fa.
Buon tennis.

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