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Abbiategrasso, Finiguerra e le opposizioni ricompattati sull’antifascismo

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ABBIATEGRASSO – Tutti insieme, per una manifestazione non prevista ed evidentemente indotta da quanto successo stamani, quando Domenico Finiguerra (dopo un articolo di Marco Aziani e le reazioni social di alcuni abbiatensi: ormai tutto viene scandito dalle discussioni e dagli interventi on line, noi lo sosteniamo da anni qualcuno non lo ha ancora capito, ma tant’è..) ha lanciato gli strali contro l’Amministrazione Nai, rea a suo dire di aver concesso in piazza Marconi uno spazio per il banchetto informativo dell’associazione Una Voce nel Silenzio.

Per la cronaca, si tratta di un progetto culturale e solidaristico nato da Bran.co Branca Comunitaria solidarista Onlus al fine di sensibilizzare la società civile sul tema della persecuzione dei Cristiani nel mondo. Oggi sono circa 150 milioni i cristiani perseguitati. I paesi coinvolti nelle sollevazioni delle Primavere arabe sono quelli attualmente più colpiti da questo tragico fenomeno.

Ma siccome Finiguerra e la sinistra imputano all’associazione di essere correlata a Lealtà Azione, ecco che s’apre il vaso di Pandora (politicamente parlando).

Prima delle 18, nei sotterranei del castello, si sono ritrovate quasi per intero gli esponenti dell’opposizione consiliare- Domenico Finiguerra, Emy Dell’Acqua, Graziella Cameroni, Lele Granziero, Barbara De Angeli, Anpi, Tino Donati ed altri ancora- per stigmatizzare l’atteggiamento di Cesare Nai e preannunciare iniziative di protesta in Consiglio comunale, dove Finiguerra ha ribadito di voler presentare nuovamente un documento analogo a quello già avanzato (e bocciato) dall’assise cittadina.

Toni diversi ma medesimo obiettivo, con gli interventi che si sono conclusi prima delle 18.30; le opposizioni, insomma, ritrovano un comune senso dell’agire nel nome e per conto dell’antifascismo. Basterà? La risposta alla domanda è un tema che si porrà da domani. Oggi, nel giorno dell’affaire Gallotti (addio alla Lega che difficilmente si rintuzzerà), le minoranze abbiatensi, tutt’altro che concordi, hanno parlato all’unisono.

 

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