Indagini in corso sullo sversamento di oli avvenuto nel Naviglio

Al lavoro Arpa, Comune e Consorzio

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L’inquinamento da idrocarburi ed
oli esausti che interessa il Naviglio Grande e il Naviglio
Pavese, nel Milanese e a Milano, ha avuto origine nel Magentino,
dove si concentra la maggior parte dello sversamento,
fuoriuscito in “grandi quantità
” come ha precisato l’assessore
alla Protezione Civile del Comune di Milano, Marco Granelli che
sta coordinando gli interventi insieme al Consorzio Villoresi,
che gestisce i navigli, e Città Metropolitana.

Lo sversamento, secondo i primi accertamenti, sarebbe
avvenuto a Ponte Nuovo di Magenta, durante un intervento alle
fognature. Dove però quelle sostanze non avrebbero dovuto
esserci,
anzi, l’intervento pare sia scattato proprio per il
ripristino della rete fognaria bloccata. Ora Arpa, Comune, e
Consorzio stanno cercando di capire da dove sia giunto il grande
quantitativo oleoso.

Nei pressi però si trova anche un’area industriale dismessa,
l’ex Saffa, chiusa nel 2002 e oggetto di una grande bonifica
nell’ambito di un rilevante progetto edilizio. La parte di
bonifica relativa all’area Saffa a Boffalora sopra Ticino è già
stata completata con la rimozione di 120mila metri cubi di
macerie e fanghi inquinati dal sottosuolo. Quella nella porzione
di Ponte Nuovo è in fase di avvio.

A complicare lo scenario un incendio è anche divampato
nell’ex Saffa di Ponte Nuovo di Magenta, in via Reno de’ Medici,
nella notte tra mercoledì e giovedì.

Le prime operazioni di contenimento a Robecco sul Naviglio
e Gaggiano non sono riuscite a impedire l’avanzata del
materiale inquinante che è arrivato a Milano ma la situazione
più grave sarebbe nel tratto tra Magenta e Robecco sul Naviglio
che fa parte del Parco Lombardo della Valle del Ticino.

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