Se hai frequentato l’università a Milano tra il ’94 e il ’98, un Matteo lo hai avuto per forza.
Era quello un po’ più grande anche se aveva la tua stessa età. Quello che sembrava aver già capito tutto quando tu ancora cercavi l’aula. Quello con il giubbotto messo nel modo giusto. Quello che le ragazze guardavano un secondo in più. Non perché era il più bello, ma perché aveva quell’aria da cane sciolto, da cavaliere solitario.
Da te magari si chiamava Andrea, Stefano, Luca. Ma era lui. Era il nostro Dylan.
Perché ogni generazione ha avuto il suo.
Negli anni ’70 c’era Happy Days (1974-1984) con Fonzie. Giubbotto di pelle, risolveva tutto con un colpo al juke-box. Semplice, buono.
Negli anni ’90 è arrivato Beverly Hills 90210 (1990-2000). Stagione 1995-96, la sesta, la nostra, quella dell’università. Lì c’era Dylan McKay, interpretato da Luke Perry. Il Fonzie degli anni ’90. Più tenebroso, più ricco, più vero. Meno sorrisi, più sguardi. E l’atteggiamento era simile, quel suo modo di stare un passo indietro e guardare tutti.
Matteo era il nostro Dylan. Il Dylan dell’università.
L’ho incontrato nel cortile della Statale a Milano. Lui già con il telefonino in mano. Io pure avevo un mattone, ma solo per rispondere, per chiamare andavi in cabina, costava troppo.
Erano anni particolari. Si rideva di meno rispetto agli ’80, iniziavamo a essere più bipolari. Bipolari politicamente – era appena nato il bipolarismo, Berlusconi contro Occhetto, Polo contro Ulivo, si iniziava a dividersi su tutto – e bipolari nella vita. Ma c’era ancora la speranza, perché c’erano ancora cose che ci tenevano uniti davvero: la TV, una sola per tutti, la Nazionale, la musica, la moda e le ragazze.
Milano al mattino era una sfilata vera. Tutto in presenza. Il vero palcoscenico era la strada. Università, centro città, i primi centri commerciali di giorno. Discoteche la sera, con il doppio turno pomeridiano e serale. E con filtri naturali, studiati bene, le ragazze si trasformavano dalla versione mattutina alla sera.
Per ricordarlo bastano tre istantanee:
1. Il poster di Cristiana Quaranta. Per scommessa misi io il poster di Cristiana Quaranta, simbolo di Non è la Rai (1991-1995), nella bacheca ufficiale dell’università. Matteo rideva da matti.
2. Le 20.000 lire da McDonald’s. Festeggiammo un mio provino andato bene. Per la gioia invitai io lui da McDonald’s. Con 20.000 lire, 10 euro di oggi, mangiammo in due. Quello era il costo della vita.
3. Il pomeriggio del Telegatto in Piazza Duomo. Aspettavamo DiCaprio dopo Titanic. Per far felice la bionda del nostro gruppo, la nostra Kelly, ad ogni macchina gridavamo “Eccolo!” e la alzavamo di peso per farla vedere meglio. Eravamo ragazzi semplici, dovevamo sfruttare ogni occasione per fare i cavalieri.
Quello che c’era ancora negli anni ’90 erano i giovani. Tanti. Facevano numero, facevano opinione, facevano epoca.
Forse è questo che manca oggi.
Ciao Matteo. Con te se ne va un pezzo degli anni ’90. Perché un decennio non sono mai solo 10 anni, sono tutte quelle persone che, anche solo copiando un personaggio in TV, ti hanno fatto vivere dei momenti veri.












