Ospedale di Comunità di Somma nelle mani di un privato. L’Asst: tutti al mare

La domanda sorge spontanea: "come mai un’azienda sanitaria pubblica, a totale finanziamento pubblico, deve affidare risorse ingenti a privati per gestire una struttura pubblica che rientra nella medesima Asst?"

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“State attenti: la nave è ormai in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani”. La frase è di Søren Kierkegaard, e la citiamo non perché qui si voglia fare filosofia, bensì perché la citazione del pensatore danese sembra ben fotografare la situazione dell’Asst Valle Olona, del caso del primo soccorso e dell’ospedale di Comunità di Somma Lombardo. Ma andiamo con ordine.

Ospedale di Comunità di Somma, gestione romana

L’ultima, in ordine cronologico, è una delibera firmata e controfirmata da tutti i livelli della dirigenza dell’Azienda sanitaria bustocca, in cui viene affidata la gestione dell’ospedale di Comunità a una società di Roma – Gruppo San Michele – per i prossimi 48 mesi (con possibilità di rinnovo per altri due anni) per la cifra di circa 4 milioni di euro. Cioè, ci chiediamo: come mai un’azienda sanitaria pubblica, a totale finanziamento pubblico, deve affidare risorse ingenti a privati per gestire una struttura pubblica che rientra nella medesima Asst?

Usano i soldi della gente e tacciono

Certo, la domanda suona banale al pari delle risposte che potrebbero andare da: “Si fa così, è un modus operandi assodato non solo nell’azienda Valle Olona” a “È l’unica strada per sopperire alle carenze di personale, poiché non possiamo assumere, eccetera eccetera eccetera”. Cioè, ci sono 4 milioni di euro che – non dimentichiamolo – provengono dalle tasche della gente, da mettere sul tavolo per esternalizzare la gestione di un servizio sanitario pubblico, ma non c’è la capacità di stabilire regole che mettano nelle condizioni di risolvere, o iniziare a risolvere, gli atavici problemi della sanità pubblica. Quindi, soluzione: appaltiamo, come se fosse un normale intervento di edilizia, un servizio afferente alla salute della gente.

Ma a dover dare risposte sul tema (e dopo i lunghissimi silenzi su tutti i casi precedenti sarebbe anche ora) non è solo la politica, effervescente nel momento in cui si taglia un nastro e silente sotto l’ultimo ombrellone d’agosto. Ma anche la direzione sanitaria.

L’Asst ha una dirigenza?

L’Asst Valle Olona, finché qualcuno non prova il contrario, ha una direzione ben definita nei ruoli e negli emolumenti. Evidentemente (i social parlano) sono in vacanza. E quindi: chiudono il primo soccorso a Somma e tacciono. Al pronto soccorso di Gallarate succede il finimondo e tacciono. Anche al pronto soccorso di Busto Arsizio se ne vedono di tutti i colori a livello di sicurezza. E anche qui direttore generale e direttori sottoposti tacciono. Non uno straccio di spiegazione, né una parola di solidarietà per il personale aggredito nei presidi di emergenza-urgenza. Perché? Non sanno che pesci pigliare? Non ritengono necessario dover spiegare, non ai giornalisti, ma ai cittadini, cosa sta accadendo negli ospedali di Somma, Saronno, Busto e Gallarate e quali soluzioni ci sono in campo?

Vai col bando

Il bando di gestione dell’ospedale di Comunità, per tornare sulla questione e chiudere, è una scelta ad hoc per Somma Lombardo, oppure è un modello gestionale estendibile anche alle altre strutture di Comunità dell’Asst qualora ci fossero carenze di personale? Qualcuno che gestisce l’azienda lo dovrà pur spiegare se davvero pensa che il paziente non sia un numero da far quadrare nel momento in cui bisogna fare il bilancio e passare all’incasso per un nuovo incarico. Se invece la dirigenza continuerà a pensare di affidarsi al mutismo sul futuro della sanità territoriale, chiediamo almeno che venga ufficializzato – per quello basta un post sui social aziendali – il menù di domani. Tanto per tornare a a Kierkegaard.

*contributo a cura di Andrea Della Bella, Malpensa 24 Gruppo Iseni Editori sito partner di Ticino Notizie

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