C’è una ferita aperta lungo le sponde del Ticino a Boffalora, un luogo che dovrebbe essere un santuario naturale e che invece, troppo spesso, si trasforma in una discarica a cielo aperto. La “spiaggetta”, un tempo meta ambita per la sua bellezza serena, è vittima di un assalto settimanale di inciviltà, una piaga che non accenna a guarire nonostante gli sforzi di pochi e le promesse di molti.
Il problema raggiunge il suo apice durante il fine settimana. Centinaia di persone si riversano sulla spiaggetta in cerca di refrigerio, relax e un contatto con la natura. È un’immagine idilliaca che nasconde una realtà amara. Molti, moltissimi, frequentano il luogo nel pieno rispetto dell’ambiente: portano via i loro rifiuti, lasciano la loro zona immacolata e si godono la giornata responsabilmente.
Ma purtroppo, basta una minoranza per rovinare tutto. E questa minoranza non è piccola. Mentre la maggior parte se ne va senza lasciare traccia, si incontrano, disseminate ovunque, cumuli di spazzatura che gridano vergogna.
L’immagine che pubblichiamo è una “firma” inconfondibile di questo comportamento. Non si tratta di un pacchetto di sigarette dimenticato o di una bottiglietta d’acqua casuale. È un accumulo organizzato di rifiuti domestici, resti di picnic e persino oggetti ingombranti.
Vediamo una scatola di cartone della “Nonna Pia” piena di bottiglie di vetro vuote, un sacchetto di plastica giallo gonfio di spazzatura mista e, più agghiacciante di tutto, i resti di una seggiola rossa di plastica rotta, un oggetto che chiaramente non appartiene a un picnic sulla spiaggia. Questa non è solo spazzatura; è un segnale di disprezzo assoluto per il luogo e per gli altri.
Ciò che rende questa situazione ancora più dolorosa è che la zona è già stata ferita recentemente. Solo pochi giorni fa, la spiaggetta è stata colpita da un incendio, un evento che ha danneggiato la vegetazione e ha aggiunto un ulteriore livello di degrado a un ambiente già fragile. L’incendio avrebbe dovuto essere un promemoria della vulnerabilità di questo luogo, ma per alcuni, sembra aver avuto l’effetto opposto.











