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ROMA (ITALPRESS) – Una parola accomuna sia la situazione a Gaza che le trattative tra Stati Uniti e Iran: stallo. Ne ha parlato Daniele Ruvinetti, senior advisor della Fondazione Med-Or, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica di geopolitica Diplomacy Magazine dell’agenzia Italpress.
“La Striscia di Gaza dopo un’enorme devastazione è ritornata fondamentalmente in mano a Hamas e quindi siamo, non direi al punto di partenza, ma quasi. Il famoso Board of Peace che Trump aveva lanciato non si è più visto – ha detto Ruvinetti -. Sembra che per ora non sia stato fatto e stanziato nulla. E lì invece andrebbe affrontato proprio un tema di ricostruzione, anche urgente, e di messa in sicurezza dei civili che vivono lì, per cercare di ricostruire e dare alle persone una vivibilità accettabile, umana, e poi di arrivare a un assetto che sia in qualche modo definitivo. C’era il tema del disarmare Hamas, cosa che purtroppo non è successa, che è poi lo stesso tema che troviamo in Libano con Hezbollah”.
“Dalla tregua si pensava che da lì iniziasse un percorso di ricostruzione, di riqualificazione e anche di creazione di una governance, ma questo non è avvenuto e quindi siamo in una fase di stallo. Una fase di stallo che si vede anche riguardo all’Iran e al Libano”, ha sottolineato.
“In Libano Hezbollah continua a influenzare il governo libanese in modo molto forte, e tra Iran e Stati Uniti c’è una lettera di intenti, ma va riempita di contenuti – ha spiegato Ruvinetti -. Bisogna sciogliere quei nodi fondamentali che però non vengono sciolti, come Hormuz e il nucleare. Dovevano tenersi dei colloqui a Doha diretti e invece sono stati indiretti. Rimaniamo ancora in un alveo di incertezza”.
In Israele a tenere banco sono le elezioni che dovrebbero tenersi a ottobre e saranno fondamentali per il futuro del Medio Oriente. “Netanyahu è in grande difficoltà di consensi, ovviamente. Ha il problema non solo delle opposizioni ma anche dell’estrema destra di Ben Gvir e Smotrich, che sono anche due ministri del suo governo, che hanno posizioni molto radicali, quasi di annientamento totale dell’Iran e di occupazione totale della Palestina. Quindi lui rischia di perdere – ha detto il senior advisor della Fondazione Med-Or -. Questo potrebbe provocare sicuramente un cambio importante. Non so quanto cambierebbe poi l’approccio verso l’Iran o Hezbollah, perché poi su questo il popolo israeliano è molto unito, li vede come i nemici da sempre. Israele e gli Stati Uniti erano partiti per fare un cambio di regime in Iran e invece non solo non hanno avuto il cambio di regime, ma l’Iran ha resistito, ha costretto gli Stati Uniti ad arrivare a un accordo che in qualche modo riconosce un’altra volta Teheran nello scacchiere internazionale. Inoltre potrebbe ottenere due risultati: Netanyahu che perde le elezioni e a novembre Trump indebolito perché magari perde le elezioni di midterm”.
Quanto a Hormuz, si stanno studiando delle rotte alternative: “I Paesi del Golfo devono trovare delle rotte alternative che probabilmente magari saranno anche più lunghe. Quindi bisognerà ottimizzare i costi. Sicuramente i paesi del Golfo hanno capito che non possono essere costantemente ricattati dall’Iran. Per fare questo però ci vuole tempo, perché non è una cosa che fai domani. Cambiare tutto un processo di questo tipo, rotte o costruzione di nuove infrastrutture, richiede anni. Quindi non possiamo pensare che domani avremo la rotta alternativa. Gli iraniani lo sanno. Sono progetti a lungo termine, anche con costi elevati”, ha concluso Ruvinetti.
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