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Ennesimo schiaffo ai manettari: tutti assolti nel processo urbanistica a Milano

Stamani la sentenza

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Tutti assolti perché il fatto non
costituisce il reato gli 8 imputati per abuso edilizio e
lottizzazione abusiva nella prima sentenza arrivata dopo una
delle tante indagini aperte dalla Procura di Milano sulla
gestione urbanistica, ovvero il caso del grattacielo Torre
Milano di via Stresa.

Lo ha deciso la giudice Paola Braggion
della settima penale. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto 8
condanne e anche la confisca della Torre. Un applauso si è
alzato in aula da parte di alcuni imputati presenti.

Si tratta della prima sentenza dopo
una delle tante indagini aperte, da ormai quasi quattro anni,
dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica e su presunti
abusi edilizi. Inchieste che, poi, in alcuni casi sono arrivate
a contestare anche ipotesi di corruzione.

La pm Marina Petruzzella, lo scorso aprile, aveva chiesto 8
condanne per i reati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva e
anche la confisca della Torre. Erano stati chiesti 2 anni e 4
mesi di arresto e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni,
ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex
vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche
arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in
diversi procedimenti. Stesse richieste di condanne avanzate per
gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi.

La pm
aveva chiesto, poi, per quei due reati contravvenzionali le pene
più alte di 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda
anche per altri due imputati, ossia Franco Zinna, ex dirigente
della Direzione urbanistica milanese, e Gianni Maria Beretta,
architetto e progettista. Erano stati chiesti due anni di
arresto e 30mila euro di ammenda per Francesco Mario Carrillo e
Maria Chiara Femminis e un anno di arresto e 16mila euro di
ammenda per Pietro Ghelfi, tre ex funzionari dello Sportello
unico edilizia.

Tutti e otto gli imputati sono stati assolti con formula
piena. Motivazioni tra 90 giorni. Tra i difensori gli avvocati
Brambilla Pisoni, Tizzoni, Diodà, Bencini, Moramarco, Limentani,
Bono e Mangiarotti. Il Comune, parte offesa per i pm, non si era
costituito parte civile contro gli imputati.

Secondo le indagini e l’accusa, per costruire quella Torre di
oltre 80 metri e 24 piani, come in altri casi, era stata usata
una “Scia con atto d’obbligo”, ossia un’autocertificazione,
invece che un piano attuativo con convenzione urbanistica, che
avrebbe preso in considerazione gli annessi servizi da garantire
nell’area. Secondo i pm, una nuova costruzione era stata
“spacciata” per una ristrutturazione. Ipotesi che riguarda tanti
altri procedimenti e che è stata spazzata via da questo primo
verdetto.

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