Dopo l’approvazione avvenuta ieri in Consiglio regionale della Lombardia della legge sui data center, Cia Agricoltori Italiani Lombardia ribadisce la propria forte preoccupazione per una normativa che, secondo l’organizzazione agricola, continua a non garantire una tutela concreta del suolo agricolo e rischia di scaricare sul territorio e sui cittadini i costi ambientali ed energetici della crescita delle infrastrutture digitali.
Per Cia Lombardia il tema non riguarda soltanto la costruzione dei data center in sé, ma l’intero impatto che questi insediamenti generano sul territorio agricolo lombardo: consumo di suolo fertile, pressione urbanistica, nuove infrastrutture energetiche e ulteriore sottrazione di aree produttive all’agricoltura.
«La legge approvata ieri non affronta fino in fondo il nodo centrale: la tutela reale del suolo agricolo – dichiara il Presidente di Cia Lombardia, Paolo Maccazzola –. Parlare di priorità alle aree dismesse non basta se poi non esiste un vincolo chiaro che impedisca nuove trasformazioni delle campagne lombarde.»
Secondo Cia Lombardia, anche l’eventuale localizzazione dei data center in aree industriali dismesse non elimina le criticità per il territorio agricolo. Il vero impatto, infatti, riguarda le opere accessorie necessarie ad alimentare strutture che richiedono enormi quantità di energia: nuove linee elettriche, cabine, infrastrutture di connessione e possibili ampliamenti della capacità produttiva energetica.
«Anche se i data center venissero costruiti su aree dismesse, resterebbe il problema delle infrastrutture collegate – prosegue Maccazzola –. Queste strutture consumano quantità enormi di energia e questo significa nuove reti elettriche, nuove connessioni e in prospettiva nuove centrali. Tutte opere che inevitabilmente hanno un impatto sul territorio.»
L’organizzazione agricola chiede inoltre chiarezza sul tema dei costi energetici e infrastrutturali legati allo sviluppo del settore.
«Non possiamo accettare che gli investimenti necessari per sostenere i data center vengano scaricati indirettamente sui cittadini e sulle imprese agricole attraverso il sistema energetico – sottolinea Maccazzola –. Se servono nuove infrastrutture elettriche o nuovi impianti per alimentare queste strutture, non possono essere considerati automaticamente opere di interesse pubblico da far pagare alla collettività.»
Per Cia Lombardia è necessario aprire una riflessione più ampia sull’effettiva utilità pubblica di interventi energetici destinati principalmente a sostenere attività private altamente energivore.
«Bisogna chiedersi se una nuova centrale elettrica costruita per alimentare un data center rappresenti davvero un interesse pubblico per i cittadini – aggiunge Maccazzola –. Se quelle infrastrutture servono ai grandi operatori digitali, allora devono essere loro a sostenerne integralmente i costi, senza trasferirli sulle bollette di famiglie e imprese.»
L’organizzazione agricola richiama inoltre le forti criticità ambientali legate al consumo di suolo e alle compensazioni previste per questo tipo di interventi.
«Non possiamo pensare di compensare la perdita di terreno agricolo fertile piantando qualche albero su nuove aree agricole – osserva Maccazzola –. La compensazione ambientale non può diventare un alibi per continuare a consumare suolo produttivo. I boschi vanno realizzati dove servono davvero interventi di rinaturalizzazione e recupero ambientale, non sottraendo altro terreno all’agricoltura.»
Secondo Cia Lombardia, la tutela del suolo agricolo deve tornare a essere una priorità strategica regionale, soprattutto in uno scenario internazionale segnato da crescente instabilità alimentare e climatica.
«La FAO continua a lanciare allarmi sulla sicurezza alimentare globale e sulla necessità di preservare la capacità produttiva agricola – conclude Maccazzola –. Ogni metro quadrato di terreno fertile perso è irreversibile. Difendere il suolo oggi significa difendere cibo, ambiente, presidio del territorio e futuro delle prossime generazioni. L’innovazione non può crescere a scapito dell’agricoltura.» conclude il Presidente di Cia Lombardia, Paolo Maccazzola.
















