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Croazia, il caso franchi svizzeri tra aule di tribunale e solidità del sistema bancario

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di Lucia Rotta

ZAGABRIA (CROAZIA) (ITALPRESS) – Il caso dei prestiti indicizzati in franchi svizzeri continua a tenere banco in Croazia, per la sua portata finanziaria ma non di meno, adesso, anche per quella giudiziaria: secondo quanto riferisce il quotidiano croato 24Sata, la Corte suprema di Zagabria si è rifiutata di ricusare due giudici, come invece richiesto da un istituto bancario che opera in territorio croato. I giudici dovrebbero far parte di quel collegio giudicante che si esprimerà sull’annosa questione dei prestiti in franchi svizzeri, tornata a sorpresa agli onori delle cronache sotto le pressioni delle associazioni dei consumatori. Una questione che secondo i calcoli del giornale vede un valore complessivo di circa 1,2 miliardi di euro, e che è stata risollevata nonostante le sentenze già emesse in passato, secondo cui chi aveva accettato la conversione non ha diritto a ulteriori indennizzi. Entro il 18 maggio la Corte dovrebbe pronunciarsi nuovamente, e sarà difficile placare entro quella data le polemiche già nate attorno al procedimento giudiziario che coinvolge la massima corte croata. I giudici indicati nella richiesta di ricusazione sono, secondo i media locali, Jadranko Jug e Josip Turkalj.

Per il giudice Jug il problema sarebbe il figlio Boris, avvocato che ha rappresentato negli anni i ricorrenti in alcune controversie, sempre legate ai prestiti in franchi svizzeri, contro le banche. Si stima a tale proposito un numero di oltre 400 casi per un guadagno, tratto dai servigi legali, pari a circa 1,8 milioni di euro. Il secondo giudice, Josip Turkalj, starebbe invece personalmente seguendo un caso giudiziario relativo a prestiti in franchi svizzeri, in una questione giuridica simile a quella che dovrà dirimere il collegio allargato della Corte suprema. Sulla questione delle mancate ricusazioni è intervenuta anche l’Associazione bancaria croata (Hub) con un lungo comunicato trasmesso ai media. Nella nota, l’Associazione spiega come il rifiuto di mettere da parte i due giudici rappresenti “un grave precedente, che mina ulteriormente la fiducia nell’imparzialità e nella coerenza del processo decisionale giudiziario, soprattutto in una procedura che dovrebbe fornire chiarimenti giuridici definitivi su questioni che sono state oggetto, per anni, di diverse interpretazioni giurisprudenziali e di numerose controversie tra banche e beneficiari dei prestiti”.

Non si tratta, secondo Hub, di mettere in questione l’integrità dei giudici, ma di “salvaguardare gli standard di imparzialità e fiducia dell’opinione pubblica nel sistema giudiziario”. La situazione attorno all’attuale vicenda giudiziaria dei franchi svizzeri è aggravata da un vuoto istituzionale: dalla scomparsa del precedente presidente della Corte suprema nel marzo 2025, infatti, il posto è ancora vacante, a causa del disaccordo sulla nomina tra il primo ministro, Andrej Plenkovic, e il presidente della Repubblica, Zoran Milanovic. In questo clima, le associazioni dei consumatori, e in particolare Franak (parola che in croato significa appunto ‘franco’), continuano ad esercitare pressioni mediatiche, forti anche di “un’atmosfera pre-elettorale” che regna nel Paese, con le prossime elezioni parlamentari previste per fine aprile 2028. I riflettori puntati sul settore giudiziario non aiutano di certo in un anno pre-elettorale, e non aiutano neppure di fronte alle istituzioni europee e internazionali. La stessa Associazione bancaria ricorda, nella sua nota, che la Corte di giustizia europea ha già sollevato il problema della scarsa trasparenza del sistema a proposito del caso Hann-Invest nel 2024. Più in generale, sulla questione dei prestiti in franchi svizzeri il Paese, che ha fatto il suo ingresso nell’Ue nel 2013, rischia oggi di allontanarsi dalle pratiche della maggior parte degli Stati europei.

Il tema rischia di aprire interrogativi sul significato stesso dell’essere parte di un insieme politico-economico come l’Unione europea, ed in particolare della sua unione bancaria, ovvero la politica per l’integrazione del settore fra gli Stati membri della zona euro. Infine, la Croazia si è posta l’obiettivo strategico di diventare membro effettivo dell’Ocse entro il 2026 e la candidatura comporta l’adeguamento a elevati standard in aree quali la governance, la fiscalità e la lotta alla corruzione. Il caso dei franchi svizzeri rischia di diventare un ostacolo di non poco conto, se dovessero emergere dubbi sulla certezza che può offrire un paese in cui, a vent’anni dall’erogazione di un prestito, le istituzioni finanziarie non conoscono ancora il costo finale delle proprie operazioni.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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