A Inveruno, la sera del 30 aprile, non è stato solo un incontro culturale: è stato un momento di confronto vero, capace di mettere in dialogo arte, giovani e comunità. Nella Sala Francesco Virga della Biblioteca Comunale, l’appuntamento “La casa non è tana e non è rifugio” ha acceso riflessioni profonde e attuali, dentro il percorso della mostra Città polipendole del ciclo Inverart.
Il titolo dell’incontro, ispirato a una frase di Daniele Oppi, racchiude già il cuore del messaggio: la casa non come rifugio chiuso, ma come spazio aperto, condiviso, attraversato dagli altri. Un’immagine potente, che diventa metafora dell’arte stessa — luogo di relazione, di confronto e di costruzione collettiva.
L’iniziativa, organizzata anche in occasione del ventennale dalla scomparsa dell’artista, ha saputo unire memoria e contemporaneità, offrendo uno sguardo lucido sul ruolo dell’arte oggi e sulla sua capacità di incidere nella società.
Ad aprire la serata i saluti istituzionali del sindaco Nicoletta Saveri, insieme agli amministratori di Robecchetto con Induno, a testimonianza di un territorio che fa rete quando si parla di cultura.
Il cuore dell’incontro è stato il dialogo tra esperienze diverse ma profondamente connesse. Da una parte Francesco Oppi, figura centrale nel panorama culturale locale, erede e interprete del pensiero del padre Daniele, oggi alla guida del progetto Guado Officine Creative: un laboratorio permanente in cui l’arte diventa strumento sociale, “enzima” capace di generare relazioni e consapevolezza.
Dall’altra Marco Quaranta, artista e architetto, che attraverso il suo lavoro indaga temi contemporanei come la velocità, le disuguaglianze e la memoria, con uno stile rigoroso e riconoscibile.
A moderare l’incontro Michele Longoni, che ha guidato il confronto mantenendo sempre al centro una domanda cruciale: quale spazio ha oggi l’arte nella vita dei giovani? E, soprattutto, quanto riesce ancora a essere autonoma, libera, capace di interrogare la realtà?
Ne è emerso un quadro tutt’altro che scontato. L’arte, quando è autentica, non si limita a rappresentare il mondo: lo attraversa, lo mette in discussione, crea legami. E proprio in questo senso la “casa” evocata da Oppi diventa simbolo di un’apertura necessaria, di una cultura che non si chiude ma accoglie.
Una serata partecipata, intensa, che conferma come Inveruno — anche attraverso esperienze come Inverart — continui a essere un punto di riferimento per chi crede in un’arte viva, radicata nel territorio ma capace di parlare a tutti.
E per chi vuole rivivere i momenti più significativi dell’incontro, ecco il video completo:
















