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Fine del secolo americano e pragmatismo nazionale. La ‘ricetta’ di Garavaglia per evitare il declino

Dall’incontro tra l’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari e il Centro Studi Confindustria emerge un’analisi schietta: tra crisi demografica, errori del passato e necessità di una nuova sovranità industriale, l’Italia è chiamata a scelte coraggiose.

Il mondo che conoscevamo sta cambiando pelle. La fine del cosiddetto “Secolo Americano” e il tramonto di una globalizzazione senza filtri stanno lasciando il posto a una nuova dimensione “Glo-cal”. In questo scenario di profonda incertezza, l’Italia non può più permettersi di navigare a vista.

È questo il cuore della riflessione condivisa dal Senatore dell’est Ticino Massimo Garavaglia, presidente della commissione finanze e tesoro a Palazzo Madama, durante il recente incontro tra l’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari e il Centro Studi Confindustria.

Il nodo demografico e l’eredità dei bonus
L’analisi di Garavaglia parte da un dato numerico implacabile: la popolazione italiana è scesa sotto la soglia dei 59 milioni. Un inverno demografico che non è solo una questione sociale, ma un limite fisico alla crescita del PIL. In questo contesto, non c’è più spazio per gli errori del passato. Il riferimento è alla stagione dei “superbonus sconsiderati”, in particolare il 110%, una misura che oggi grava pesantemente sui conti pubblici senza aver generato un ritorno strutturale proporzionato all’investimento.

Sovranità industriale contro le derive burocratiche
Un altro pilastro dell’intervento riguarda la necessità di riportare in Italia i segmenti strategici della filiera produttiva. La critica è rivolta a una certa impostazione dell’UE che, attraverso direttive spesso ideologiche (come quella sulle acque reflue), rischia di colpire settori d’eccellenza del Made in Italy, primo fra tutti il farmaceutico. “La tesi è chiara: la tutela dell’ambiente non deve trasformarsi in un autogol per la nostra industria.”

Energia: il tabù del nucleare e il pragmatismo green
Sul fronte energetico, l’appello è al realismo. “Sì all’ambiente, no all’ideologia”. Il fallimento o l’impasse su progetti chiave come i termovalorizzatori – con il caso di Roma citato come esempio di immobilismo – dimostra che senza pragmatismo non c’è futuro.

La vera sfida, tuttavia, si gioca sul nucleare. Il paragone con la Spagna è calzante: Madrid, pur con un bilancio in proroga dal 2023, continua a investire massicciamente in questa fonte (che copre il 20% del suo fabbisogno). Secondo Garavaglia, l’Italia deve avere il coraggio di seguire questa strada per garantire stabilità e competitività al proprio sistema produttivo. Basti pensare come ha argomento il Senatore del PD Luigi Zanda – a margine dell’incontro – che all’epoca di un’Italia caratterizzata da una politica che agiva per il bene comune, si era perseguita la strada delle famose 4 centri nucleari poi smantellate. Sarebbe il caso di dire inopinatamente, visto che oggi con il ‘caro energia’ avrebbero messo le cose a posto.

L’Europa al bivio
Richiamando le recenti posizioni del Presidente Mario Draghi, il messaggio di Garavaglia è un invito all’azione per l’intera Unione Europea: servono passi avanti decisi, perché non si tratta più solo di economia, ma di sopravvivenza in un mercato globale sempre più aggressivo.

“L’Italia, forte di una ritrovata credibilità internazionale e di fondamentali solidi, ha oggi l’autorevolezza per proporre quei “piccoli ma concreti correttivi” necessari a invertire la rotta. Il tempo delle riflessioni sta scadendo; è il momento di scegliere se gestire il cambiamento o subire il declino” ha concluso Garavaglia.

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