Condannare all’ergastolo il piromane Washi Laroo e i suoi due mandanti cinesi per la strage di via Cantoni.
E’ la richiesta del pubblico ministero Luigi Luzi al termine della requisitoria nel processo sull’incendio appiccato volontariamente la sera del 12 settembre 2024 in un magazzino-showroom di Milano per alcuni debiti legati alla droga e all’attività edile del titolare del magazzino in cui sono morti intossicati dal fumo la 19enne cinese Yindan Dong, il fratello 17enne Yinjie Liu e il designer 24enne An Pan, tutti e tre estranei alla vicenda che dormivano all’interno della struttura.
La Procura ha chiesto alla Corte d’assise di Milano guidata dalla presidente Antonella Bertoja e dalla giudice a latere Sofia Fioretta di ritenere il 27enne olandese e i cinesi Zhou Bing e Yijie Yao, di 41 e 35 anni, responsabili di tutti e 4 i reati contestati in concorso e di condannarli al massimo della pena con isolamento diurno per 6 mesi: omicidio volontario aggravato, incendio doloso, tentata estorsione aggravata e la detenzione di oltre 1,3 kg di Shaboo e 1000 pasticche di ecstasy trovate dai carabinieri, nel dicembre 2024, durante le perquisizioni e l’esecuzione dei fermi di indiziati di delitto per i due mandanti del rogo e del mandato di arresto europeo a carico del cittadino olandese, scappato in Spagna dopo i fatti.
Le difese prenderanno le parole in aula il 27 aprile. Nella sua discussione il sostituto procuratore ha ripercorso le tappe delle indagini e ha letto le intercettazioni incriminanti captate sui cellulari e con le ambientali in auto dopo il triplice omicidio, che mostrerebbero la “chiara responsabilità” di tutti gli imputati.
Conversazioni in cui Laroo, presente in Tribunale e consegnato all’Italia dai Paesi Bassi per il processo ma che dovrà tornare in patria per scontare pene legate ad altri reati, viene più volte appellato come “il pazzo”. “Si trova ancora in Spagna?”, conversavano i cinesi il 15 ottobre, un mese dopo il triplice omicidio.
“Se viene preso questa volta per uscire ci vogliono 15 anni”. “Non c’è condanna a morte? No qui al massimo danno 25 anni”. Parlando direttamente con il 26enne Bing gli dice che è “meglio non venire” in Italia perché è “molto pericoloso” e “se ti prendono grossi problemi”. L’autore materiale dell’incendio risponde di aver bisogno di soldi e promette il silenzio: “Non sono una checc*, tengo la bocca chiusa”.














