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Lombardia: Centinaio, grave non partecipare a commemorazione di Bossi

Il caso accende il dibattito: è lecito abbandonare l’aula durante il ricordo di un avversario storico? Non solo al Pirellone ma anche in Consiglio comunale a Pavia. La denuncia del Vice Presidente del Senato Centinaio

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“Non partecipare alla commemorazione di una persona che non c’è più, celebrata all’interno di un luogo istituzionale, è una grave mancanza di rispetto oltre che un gesto di cattivo gusto. Gli esponenti di centrosinistra che sono usciti dall’Aula del Consiglio regionale lombardo e del Consiglio comunale a Pavia, nel momento in cui si ricordava la scomparsa di Umberto Bossi, dovrebbero vergognarsi e chiedere scusa per la loro maleducazione. Si possono avere idee diverse, si può discutere quando si è in vita, ma davanti alla morte chiunque dovrebbe mostrare un minimo di riguardo nei confronti di una persona che ha segnato la vita politica della Lombardia e di tutto il Paese e ha favorito la partecipazione democratica di tanti cittadini”.

Lo afferma il vicepresidente del Senato e senatore della Lega, Gian Marco Centinaio.

Il caso delle commemorazioni di Umberto Bossi accende il dibattito: è lecito abbandonare l’aula durante il ricordo di un avversario storico?

Il mondo della politica italiana si ritrova diviso, non su una legge o una manovra economica, ma su un confine molto più sottile e profondo: quello del rispetto post-mortem. Le recenti dichiarazioni del senatore Gian Marco Centinaio (Lega), che ha definito “una grave mancanza di rispetto” l’uscita dei consiglieri di centrosinistra dalle aule di Milano e Pavia durante il ricordo di Umberto Bossi, riportano in primo piano il dilemma tra coerenza politica e decoro istituzionale.

Lo scontro sui simboli
Per il vicepresidente del Senato, il punto è chiaro: le istituzioni hanno una liturgia che prescinde dalle simpatie personali. Uscire dall’aula non sarebbe solo un attacco alla figura di Bossi, ma un vulnus alla solennità dell’istituzione stessa. Secondo questa visione, chi ha segnato la storia del Paese — piaccia o meno — merita l’onore delle armi come riconoscimento del suo ruolo democratico.

La scelta dell’assenza
Dall’altra parte della barricata, il gesto del centrosinistra viene rivendicato come un atto di coerenza politica. Chi ha scelto di non partecipare non vede nella commemorazione un atto dovuto, ma una celebrazione di un’eredità politica (quella della Lega Nord delle origini) considerata antitetica ai valori di unità nazionale e solidarietà. In quest’ottica, restare seduti equivarrebbe a un’ipocrita approvazione postuma.

Il dibattito sollevato da Centinaio ci pone una domanda che va oltre il caso specifico: esiste un limite oltre il quale il dissenso deve fermarsi? Se da un lato la democrazia vive di conflitto, dall’altro le istituzioni sopravvivono grazie a riti condivisi. La “maleducazione” lamentata dalla Lega e la “coerenza” rivendicata dal centrosinistra sono le due facce di una politica che fatica a trovare un terreno comune, anche di fronte al passaggio finale della vita.

LE PAROLE DI ATTILIO FONTANA:

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