“Salve, vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo. Credetemi ho avuto paura, prima che quel ragazzo mi colpisse, poi dopo aver sparato delle conseguenze del mio gesto. Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto, mi dispiace
anche per la sua famiglia, sono triste e pentito per ciò che ho fatto
ma mi sono sentito disperato.
Mi scuso con tutti i miei colleghi ma posso garantire che nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e dalle lodi ricevute negli anni, assenza di alcun tipo di sanzione disciplinare e stima dei
colleghi delle volanti, del commissariato di Mecenate e non solo.
Perdonatemi, pagherò per il mio errore”.
Questa la lettera scritta da Carmelo Cinturrino, il poliziotto indagato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri ucciso il 26 gennaio scorso nel boschetto di
Rogoredo a Milano, e consegnata dall’avvocato dell’uomo in anteprima
alla trasmissione Diario del Giorno su Rete 4.
Sono stati trasferiti ad altri commissariati della città di Milano i quattro agenti della Polizia di Stato indagati nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Carmelo
Cinturrino, assistente capo del commissariato Mecenate, accusato
dell’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri. I quattro,
quindi, continueranno a prestare servizio non più presso il
Commissariato Mecenate ma in altri commissariati della città, con
incarichi non operativi

















