HomeCulturaLa Milano da scoprire. Quando il macabro si fa arte

La Milano da scoprire. Quando il macabro si fa arte

A partire da seicentomila anni fa, l’uomo di Neandertal, che aveva cominciato a parlare sebbene lentamente e con toni gutturali, iniziò a pensare all’esistenza di un aldilà e questo lo portò a seppellire i defunti con gli oggetti che erano loro appartenuti: perline, conchiglie e primitivi strumenti.

Il fatto che l’affetto ed il rispetto per la persona dipartita fossero nati nei loro cuori, indica che il pensiero astratto era maturato; insomma, da allora la consuetudine funeraria è continuata. E per quanto riguarda il nostro paese, specificando però che nella Roma repubblicana e sino al primo impero era diffusa l’incinerazione, fu il cristianesimo a riprendere la pratica di inumare i morti, perché i corpi dovevano rimanere tali sino alla resurrezione della carne.

Col trascorrere dei secoli questa pratica ha portato anche a delle bizzarrie, come quella delle catacombe dei Cappuccini a Palermo, un cimitero sotterraneo le cui gallerie furono scavate alla fine del 1500 in stile gotico, e lungo le quali riposano persone mummificate che ancora indossano l’abito più bello quasi ogni notte potessero riprendere vita, raccontarsela e magari danzare come in una festa del tempo che fu. E se Palermo possiede questa curiosità, anche Milano conserva un ossario molto particolare, sebbene diverso da quello siciliano. Sto parlando della chiesa di San Bernardino alle Ossa che ha sede in piazza Santo Stefano, quindi proprio in centro città.

Per scoprire la storia di questo edificio bisogna fare qualche passo indietro nel tempo, sino al XII secolo, quando un certo Gottifredo de Busseri fondò, davanti alla basilica di Santo Stefano Maggiore, l’Ospedale di San Barnaba in Brolo. Nel brolo, ovvero la zona a ortaglie e boschi che si trovava appena fuori le mura, fu creato un cimitero per accogliere i malati che non ce l’avevano fatta; e poiché lo spazio un poco alla volta risultò insufficiente, nel 1210 si pensò di costruire una stanza dove spostare le ossa rimaste. Cinquantanove anni più tardi, accanto al cimitero venne edificata una chiesa intitolata a Maria Addolorata e ai santi Ambrogio e Sebastiano, che nel XV secolo venne poi concessa in uso alla Confraternita dei Disciplini, i quali mutarono il nome della chiesa dedicandola a San Bernardino da Siena.

Caso volle che a metà del XVII secolo, il campanile della vicina basilica di Santo Stefano crollasse su San Bernardino che così dovette essere rifatta e nel rifarla si progettò di creare un ossario molto originale. Infatti, nella secentesca cappella ossario, collegata alla chiesa tramite un sinuoso corridoio, le pareti sono interamente ricoperte di teschi ed ossa a formare delle artistiche decorazioni, mentre sul soffitto si può ammirare un affresco di Sebastiano Ricci intitolato: Trionfo di anime in un volo d’angeli e nei pennacchi le immagini di quattro santi protettori.

A chi erano appartenute tutte queste ossa? Viene spontaneo chiedersi. Un tempo si pensò agli ariani fatti uccidere da Sant’Ambrogio, ma in realtà sono di pazienti morti nell’antico Ospedale del Brolo, di condannati a morte, di carcerati, di confratelli dei Disciplini, di canonici di Santo Stefano e anche di aristocratici di chiese vicine. Insomma, la morte tutti accomuna in questo ossario dove il rispetto e il senso del macabro si fondono con la grazia dello stile rococò. Potere dell’arte.

San Bernardino si visita:
dal lunedì al venerdì 8.00 – 18.00 / sabato 9.30 – 18.00 / dom. 9.30 – 12.00

I miei romanzi storici vi aspettano nelle librerie, on line e nelle biblioteche.

A cura di Luciana Benotto

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