Milano, che in questo 2026, insieme a Cortina ospita le Olimpiadi invernali e quindi è città molto gettonata, di solito è considerata solo luogo di passaggio per altre mete artistiche: Venezia, Firenze e Roma; eppure la capitale economica d’Italia offre al visitatore molti tesori, uno di questi è di certo Palazzo Morando.
Situato in via Sant’Andrea, quindi nel cuore del quadrilatero della moda, l’edificio, che appare in stile barocchetto lombardo, è in realtà stato edificato nel Cinquecento e modificato nell’arco dei secoli dalle nobili famiglie che via via lo abitarono sino al 1945, quando l’ultima proprietaria, la contessa Lydia Morandolo Attendolo Bolognini, mancando di eredi, lo donò al Comune, che pensò di trasferirvi le collezioni e i cimeli della storia milanese salvati da Palazzo Sormani (un tempo Museo della città), rimasto distrutto dai bombardamenti anglo-americani del 1943 che rasero al suolo un terzo della metropoli.
Il bel palazzo contiene decorazioni seicentesche volute dalla famiglia Casati, riscontrabili nei soffitti a cassettoni dipinti e in un fregio con amorini del 1651 in due sale del piano nobile. Ma facciamoci una passeggiata.
Si sale per lo scalone a doppia rampa con la balaustra Rococò, e si arriva in un’ampia sala dove sono esposte grandi tele che raffigurano importanti eventi del passato milanese, mentre al centro fa bella mostra di sé una portantina settecentesca. Si prosegue in senso circolare incontrando ambienti che espongono i ritratti degli uomini e delle donne illustri: l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, i poeti Giuseppe Parini, Carlo Porta e Vincenzo Monti, il giurista nonché filosofo Cesare Beccaria, sua figlia Giulia, mamma di Alessandro Manzoni… si arriva poi nelle Sala dell’Olimpo con la volta affrescata per commemorare le nozze avvenute nel 1762 tra Giovanni Villa (un altro proprietario del palazzo) e Maria Pusterla, poi in quella dedicata ad Ercole, e diverse a seguire sono le stanze che man mano si incontrano.
C’è quella di Dhò, che fu la camera da letto dei Villa, il Salottino Dorato così chiamato per le sue decorazioni sfavillanti e gli specchi; fantastico è indi l’ambiente col pavimento a mosaico fatto di piccole tarsie nella Sala Egizia, davvero esotica la Galleria Cinese con le pareti di seta che esaltano le lucide porcellane e le figure di ceramica poste su un antico tavolo.
Innegabilmente evocativa la Galleria dei busti che chiude il percorso, ma prima di arrivarci si visita la pinacoteca, i cui dipinti raccontano una Milano che non c’è più, una Milano che va dal XVII secolo al XX: quella della cerchia Navigli i cui canali sono stati coperti tra il 1929-1930 allo scopo di modernizzare la città, scelta che distrusse per sempre la Venezia lombarda che era Milano, una città poetica fatta di ponticelli e di imbarcazioni che scivolavano tra le case, una città collegata all’Adriatico proprio grazie a questa rete di canali.
E per fortuna che il Castello Sforzesco, che si voleva demolire alla fine dell’Ottocento, fu salvato dall’architetto e storico dell’arte Luca Beltrami (cui almeno hanno intitolato una strada) il quale, tra il 1893 il 1905, ne organizzò il restauro e progettò di utilizzarlo come sede dei musei civici.
I dipinti, molti acquerelli, mostrano bellissime ed evocative vedute, e scorci che inteneriscono i visitatori per la bellezza della città che fu. Interessanti anche gli arredi sette ottocenteschi e la Sirena in bronzo che stava a guardia di un ponticello insieme alla scomparsa compagna, e veramente leggiadra è poi la scultura romantica intitolata La preghiera del mattino che mostra una bellissima giovane in preghiera, realizzata dallo scultore Vincenzo Vela.
Attualmente il palazzo ospita una mostra The gentlemen – Stile e gioielli al maschile che chiuderà il 27 settembre, il cui intento è quello di rivalutare e riconsiderare l’eleganza al maschile. Gli oggetti e i capi esposti offrono una panoramica dell’evoluzione della moda uomo, della funzione sociale degli abiti e di quella simbolica dei gioielli: bottoni, fibbie, gemelli, anelli, che hanno dato e danno all’uomo la sua identità nella società.
Palazzo Morando è aperto dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 17.30 (ultimo ingresso ore 17).L’ingresso è incredibilmente gratuito.
A cura di Luciana Benotto


















