Pavia, la quinta edizione della rassegna “La Domenica dei Talenti”

Tre appuntamenti con il meglio della giovane generazione: Rino Yoshimoto, violinista, Concorso Internazionale di Violino “Premio Paganini”. Masaya Kamei, pianista, Queen Elisabeth Competition Elad Navon, clarinettista, Sezione Clarinetto ARD International Music Competition

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Il Teatro Fraschini di Pavia presenta la V Edizione di “La Domenica dei Talenti”, rassegna concertistica dedicata a giovanissimi interpreti già affermati a livello internazionale, vincitori (o premiati) nei più importanti concorsi del mondo: luoghi in cui oggi si misura non solo l’eccellenza tecnica, ma la capacità sempre più rara di trasformare la virtuosità in pensiero musicale, di dare forma a un suono riconoscibile, di costruire una visione.

La rassegna propone tre programmi che attraversano tre assi portanti della modernità musicale: il mito del virtuosismo (Paganini e la tradizione violinistica che da lui discende); la drammaturgia pianistica fra Romanticismo e Novecento; la scrittura cameristica per clarinetto tra classicismo tardo e linguaggi del XX secolo.

“Con “La domenica dei Talenti, il Teatro Fraschini consolida” – commenta Francesco Nardelli, Direttore generale del Teatro Fraschini – “una linea curatoriale che unisce qualità artistica e funzione pubblica: formare ascoltatori, stimolare la curiosità, riconoscere nel talento un bene comune. Sostenere giovani interpreti già richiesti dalle grandi istituzioni internazionali significa offrire al pubblico non solo concerti di altissimo livello, ma un accesso diretto al “presente” dell’interpretazione: quel punto in cui il repertorio si rinnova, perché qualcuno lo re-immagina. In questo orizzonte, “La domenica dei Talenti” non è soltanto una vetrina di giovani eccellenze: è un progetto culturale che rimette al centro il concetto di trasmissione, della scuola, dello stile, del repertorio e lo riattiva nel presente, offrendo al pubblico un’esperienza d’ascolto in cui tradizione e contemporaneità non sono poli opposti, ma parti della stessa, continua trasformazione”.

Nel panorama musicale odierno, i grandi concorsi internazionali non premiano soltanto la performance: selezionano personalità artistiche capaci di sostenere un’idea di forma, di stile, di colore. Per questo “La Domenica dei Talenti” sceglie di porre al centro artisti già misurati su palcoscenici e giurie internazionali, ma abbastanza giovani da restituire al repertorio quell’urgenza interpretativa che rende la musica un’arte del presente. L’Aula Golgi diventa così lo spazio ideale per un ascolto ravvicinato, quasi “da camera” nel senso più alto: un luogo in cui si percepiscono le micro-dinamiche del fraseggio, la qualità dell’attacco, l’intelligenza dell’agogica, la gestione del respiro armonico.

In altre parole: ciò che distingue un’esecuzione corretta da un’esecuzione necessaria.
Il primo appuntamento, domenica 8 febbraio ore 18.00 è con Rino Yoshimoto (violino) e Sergei Redkin (pianoforte). Il concerto è focalizzato sul virtuosismo come linguaggio: dal salotto viennese alla modernità timbrica francese. La performance, infatti, mette in dialogo due dimensioni, apparentemente lontane ma storicamente connesse: da un lato la linea del virtuosismo violinistico (Kreisler, Tartini, Paganini), dall’altro la svolta del primo Novecento (Debussy e Ravel), dove il suono non è più soltanto veicolo melodico ma materia, luce, colore strutturale.

Fritz Kreisler – Caprice Viennois, op. 2
Giuseppe Tartini / Fritz Kreisler – Sonata per violino in sol minore “Il trillo del diavolo”
Niccolò Paganini – Cantabile, op. 17
Niccolò Paganini – Introduzione e variazioni per violino solo sul tema “Nel cor più non mi sento” (Paisiello)
Claude Debussy – Sonata n. 3 in sol minore per violino e pianoforte
Maurice Ravel – Tzigane, op. 76

Il cuore del programma è il concetto di virtuosismo inteso come costruzione di un personaggio sonoro. Paganini codifica una nuova dimensione strumentale: la scrittura violinistica diventa un campo di forze in cui gesto, brillantezza e cantabilità si fondono per arrivare all’ascolto del grande pubblico.

L’Introduzione e variazioni per violino solo (sul tema di Paisiello) è un paradigma: il materiale “semplice” viene sottoposto a una trasformazione continua, in cui la tecnica non è ornamento ma dispositivo narrativo. Kreisler, erede e raffinato trasfiguratore di quella tradizione, riporta il virtuosismo in una dimensione “viennese”: seduzione del timbro, ironia elegante, rubato come stile. Nel suo Caprice Viennois la scrittura sembra parlare con la voce di un’epoca, ma lo fa con piena coscienza novecentesca: il passato è reinventato come maschera, come teatro di suoni. Il passaggio a Debussy e Ravel non è una frattura, ma un’evoluzione: qui l’energia virtuosistica viene rifondata nella ricerca di colore. La Sonata di Debussy è un laboratorio di forme: frammenti, contrasti, giochi di trasparenze, dove la relazione fra violino e pianoforte è cameristica nel senso più radicale, una conversazione in cui la forma nasce dal dettaglio. Con Tzigane, Ravel costruisce un monumento al virtuosismo come immaginario: l’“esotismo” è filtrato da un’architettura rigorosissima, in cui l’incendio espressivo è sorretto da un controllo quasi geometrico della tensione.

Gli interpreti. Rino Yoshimoto, vincitrice Concorso Internazionale di Violino “Premio Paganini”, ventiduenne violinista giapponese, si è imposta come una delle personalità più interessanti della sua generazione: ha suonato in sale come Carnegie Hall e Musikverein ed è Secondo Premio al Concorso Internazionale di Violino “Premio Paganini” (2025). Suona lo Stradivari “Muntz” (1736) in prestito dalla Sasakawa Music Foundation.

Sergei Redkin, pianista tra i più autorevoli della nuova scuola russa, è Secondo Premio al Queen Elisabeth Competition (2021) e medaglia al Concorso Čajkovskij (2015); ha collaborato con orchestre e direttori di primo piano ed è riconosciuto per una combinazione rara di rigore, versatilità e presenza scenica.

Il secondo appuntamento, quello di domenica 15 marzo ore 18.00, vede protagonista Masaya Kamei, pianista, premiato alla Queen Elisabeth Competition, suona Schumann, Ravel, Hosokawa, Liszt. Il secondo appuntamento si concentra sul pianoforte solo come “macchina poetica”: uno strumento che nel Romanticismo diventa teatro dell’io e nel Novecento si trasforma in laboratorio timbrico e immaginifico. Il programma, denso e architettonico, mette in dialogo quattro mondi: la visione romantica (Schumann), la vertigine esecutiva (Ravel), l’essenzialità contemplativa (Hosokawa), la trasfigurazione virtuosistica (Liszt).
Schumann/Liszt – Widmung
Schumann – Carnaval, op. 9
Ravel – Gaspard de la nuit
Toshio Hosokawa – Haiku
Liszt – Réminiscences de Norma

In Schumann, e in particolare nel Carnaval, il pianoforte è una galleria di identità: personaggi, maschere, stati d’animo, miniature che però costruiscono una forma più grande, quasi una suite teatrale. L’elemento tecnico è inseparabile dall’invenzione: accenti, sincopi, micro-rallentandi, cambi repentini di luce armonica. Con Ravel, e soprattutto in Gaspard de la nuit, il virtuosismo diventa una sfida percettiva: non si tratta soltanto di “difficoltà”, ma di creare illusioni di profondità, di movimento, di densità. Il pianista non esegue: orchestra. Ogni mano è un passaggio ad un piano sonoro diverso, ogni registro, una prospettiva. L’inserimento di Hosokawa è un gesto estetico decisivo: la scrittura contemporanea, qui, non è un “intermezzo” ma un punto di rifrazione. In Haiku il tempo musicale tende alla rarefazione: il suono è evento, respiro, traccia.

Il programma mostra così una continuità profonda: dall’interiorità romantica alla ricerca timbrica contemporanea, il pianoforte resta il luogo in cui l’idea prende corpo nel suono. Infine Liszt, con le Réminiscences de Norma: la parafrasi operistica diventa un grande affresco di trasformazioni, dove la melodia non è citazione ma rimando strutturato al personaggio belliniano. Qui la tecnica diventa linguaggio drammatico.

Masaya Kamei (2001) ha ottenuto riconoscimento internazionale vincendo il Primo Premio, Premio della Stampa e Premio del Pubblico al Long-Thibaud International Competition (2022) e ricevendo un importante premio al Queen Elisabeth Competition (2025). È stato acclamato anche dalla critica francese per la qualità emotiva e la maturità interpretativa.

Domenica 19 aprile ore 18.00 la rassegna si chiude con Elad Navon, clarinetto, vincitore sezione Clarinetto ARD International Music Competition, e Itai Navon, pianoforte.

Il terzo appuntamento esplora una delle traiettorie più affascinanti della musica cameristica: la centralità del clarinetto come strumento capace di attraversare mondi diversi, dalla cantabilità quasi vocale di Brahms alle fratture moderne di Penderecki, fino al gesto “teatrale” della fantasia operistica.

C. Debussy – Première Rhapsodie L.116
K. Penderecki – Three Miniatures per clarinetto e pianoforte
J. Brahms – Sonata per clarinetto e pianoforte op. 120 n. 2
P. Hindemith – Sonata per clarinetto e pianoforte
L. Bassi – Concert Fantasia “Rigoletto”

La Première Rhapsodie di Debussy, nata nel clima di riforma del Conservatorio parigino, presenta già un clarinetto “modernissimo”: flessibile, coloristico, capace di sfumature che imitano la voce e insieme la superano. Penderecki, con le sue Miniatures, lavora invece per concentrazione e contrasto: gesto breve, materia timbrica, energia compressa.

Il polo di gravità è Brahms: l’op. 120 n. 2 appartiene a una stagione tarda, in cui la scrittura si fa essenziale e la nostalgia non è decorativa ma strutturale. Il dialogo con il pianoforte è un intreccio di linee e respiri: musica come conversazione profonda, senza retorica. Paul Hindemith porta l’ascoltatore nel Novecento “costruttivo”: forma chiara, motivi che si trasformano, tensione tra linearità e densità armonica. Infine Bassi e il teatro d’opera: la Fantasia su Rigoletto non è un semplice omaggio, ma una dimostrazione di come l’opera, patrimonio collettivo, possa diventare scrittura strumentale virtuosistica e comunicativa.

Elad Navon è un clarinettista israeliano, attualmente impegnato nel perfezionamento artistico presso il Colburn Conservatory di Los Angeles sotto la guida del Prof. Yehuda Gilad. Si è esibito come solista e in orchestra con importanti complessi, tra cui la Israel Philharmonic Orchestra, la Jerusalem Symphony Orchestra, la Haifa Symphony Orchestra e l’American Youth Symphony, collaborando con direttori di fama internazionale quali Sir András Schiff, Zubin Mehta, Lahav Shani, Esa-Pekka Salonen e Vasily Petrenko.
Itai Navon è riconosciuto per “chiarezza” e profondità interpretativa; ha suonato in sale come Wigmore Hall, Concertgebouw, Konzerthaus Berlin e Pierre Boulez Saal, e si è formato con figure di riferimento come Sir András Schiff, sviluppando un profilo internazionale di alto livello.

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