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Vai dove ti porta il centro…

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore,

In un mondo che volesse dirsi ancora “serio”, non si può rimanere indifferenti di fronte allo spettacolo della politica odierna. È necessario restare sul pezzo, lasciandosi guidare da quella “febbre delle idee” che sembra ormai svanita.

Il Conte Sforza definiva i partiti come “taxi per arrivare al potere”. In seguito, le ideologie hanno trasformato quei taxi in pullman, treni e navi per condurre le classi dirigenti verso le alte sfere. In quell’epoca, non era la singola persona a contare, ma l’istituzione: era l’idea del partito a nobilitare l’uomo.

Poi è arrivato il tempo di Berlusconi e il personalismo ha preso il sopravvento. La fortuna di un individuo non dipendeva più dal valore della sua proposta, ma dalla forza delle sue amicizie. Eppure, tra quelle macerie, resistevano ancora i frammenti delle grandi tradizioni: il “Grande Centro”, i valori cristiani, quella Balena Bianca che – col tempo – si è fatta tonno e non è ancora diventata sardina, ridotta a una carcassa da consumare tra colazioni e cene romane.

Ma gli anni passano, gli elettori invecchiano e il bacino dei voti si esaurisce. Ed ecco che si cambia bandiera, pur di non ammettere di non aver mai avuto un’idea propria. Viviamo in un mondo privo di ideologie e di visioni, dominato esclusivamente da sudditanze d’affari; una società che non crede più ai miracoli, ma è piena di figure “assunte al cielo della politica” senza merito alcuno.

Oggi non esiste più un’idea nuova. Il muro contro muro serve solo a garantire un seggio sicuro, non certo un posto nella Storia. Ci vorrebbe una via diversa, capace di guardare oltre i palazzi del potere romano. Invece, ci troviamo di fronte a facce nuove con idee vecchie, o facce vecchie del tutto prive di pensiero.

Forse un uomo dovrebbe capire quando è il momento di farsi da parte, ma sembra che solo la magistratura o la morte possano interrompere certe carriere. Del Grande Centro non parla più nessuno: il “figlio prediletto” (nella foto Casini con Forlani) ne ha decretato il funerale, ormai fuori tempo massimo. Quei voti appartenevano a Berlusconi; oggi restano solo briciole usate per scalate ambiziose verso il Quirinale.

Siamo una società senza memoria, che oscilla tra la nostalgia del Pentapartito e quella del berlusconismo. La prima epoca aveva le ideologie; la seconda, almeno, offriva speranza e ottimismo. La differenza con l’oggi è desolante: un tempo si andava dove indicava il leader, oggi si va semplicemente dove c’è un posto a sedere.

Si segue il proprio interesse, non il bene comune. Forse, l’unica soluzione rimasta sarebbe un voto di blocco della cittadinanza per mandarli tutti, finalmente, alla “Bagina” “.

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