Novara: usura ai danni di un imprenditore, 4 arresti

Con complicità di commercialisti a Gallarate

+ Segui Ticino Notizie

Ricevi le notizie prima di tutti e rimani aggiornato su quello che offre il territorio in cui vivi.

Si sono concluse le indagini svolte dai Finanzieri del Comando Provinciale di Varese nell’ambito di un’articolata attività di polizia giudiziaria ed economico-finanziaria
che ha consentito di disvelare un sistema di usura aggravata ai danni
di un imprenditore della provincia di NOVARA, realizzato con la
complicità di due commercialisti gallaratesi, che aveva portato, nel
mese di aprile 2025, al sequestro preventivo di circa 110 mila euro
relativo al profitto dell’attività delittuosa nonché quello relativo
all’emissione delle fatture per operazioni inesistenti, pari a oltre
15 mila euro.

Infatti, all’esito dell’attività investigativa, coordinata dalla
Procura della Repubblica di Busto Arsizio ed eseguita dalla Compagnia
di Gallarate, è stato notificato agli indagati l’avviso di conclusione
delle indagini preliminari ai sensi dell’art. 415-bis del Codice di
procedura penale. Il provvedimento ha riguardato i due commercialisti
di Gallarate, ritenuti responsabili di aver agevolato un’attività di
usura ai danni di un imprenditore della provincia di NOVARA anche
mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti nonché un
imprenditore gallaratese che ha materialmente concesso il prestito a
tassi usurari. Il medesimo atto è stato notificato anche
all’imprenditore novarese, vittima di usura, per aver utilizzato in
contabilità le predette fatture per operazioni inesistenti.

Gli accertamenti hanno evidenziato che la vittima, amministratore di
una società in grave dissesto finanziario, si era rivolta al proprio
commercialista di fiducia per reperire liquidità, dopo il diniego di
ulteriori finanziamenti bancari. Il professionista metteva quindi in
contatto l’imprenditore con un proprio cliente, che concedeva un
finanziamento di 300 mila euro mediante un contratto contenente
clausole fortemente vessatorie, tra cui un tasso di interesse
superiore al 35%, la voltura del leasing del capannone industriale a
garanzia del prestito e l’accesso alla contabilità aziendale.

A fronte del finanziamento iniziale, venivano richiesti oltre 420 mila
euro di interessi, di cui 220 mila euro eccedenti la soglia legale,
configurando così il reato di usura. I pagamenti venivano occultati
tramite l’emissione di fatture per operazioni oggettivamente
inesistenti, riferite a presunte consulenze, con indebiti vantaggi
fiscali. Anche il compenso per l’intermediazione, pari a oltre 16 mila
euro, veniva fatturato come prestazione inesistente dalla figlia del
commercialista, anch’essa professionista.

■ Prima Pagina

Ultim'ora

Altre Storie

Pubblicità

Ultim'ora nazionali

Altre Storie

Pubblicità

contenuti dei partner