Pavia, ennesima aggressione al personale di Polizia Penitenziaria

Nella mattinata odierna, presso la Casa Circondariale di Pavia, si è verificato l'ennesimo grave episodio di violenza ai danni del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria. Lo denuncia Alfonso Greco, segretario nazionale del SAPPE

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Nella mattinata odierna, presso la Casa Circondariale di Pavia, si è verificato l’ennesimo grave episodio di violenza ai danni del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Lo denuncia Alfonso Greco, che del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria è il segretario nazionale per la Lombardia. “Il SAPPE denuncia con la massima fermezza l’ennesimo, gravissimo episodio di violenza ai danni della Polizia Penitenziaria, verificatosi nel corso di una ordinaria attività di sicurezza all’interno dell’istituto”, spiega il sindacalista. Un detenuto straniero, sottoposto al regime di detenzione protetta e affetto da accertate problematiche psichiatriche, ha aggredito violentemente due Ispettori e cinque Agenti di Polizia Penitenziaria nel momento in cui il personale stava procedendo a una regolare perquisizione della cella, prevista e disciplinata dalle vigenti normative in materia di sicurezza. L’aggressione, scaturita dal rifiuto del detenuto di sottoporsi alla perquisizione, ha causato lesioni al personale intervenuto, con prognosi fino a dieci giorni, come certificato dal pronto soccorso del nosocomio cittadino.

Greco evidenzia trattarsi “di un soggetto già noto per precedenti episodi di violenza: appena sei mesi fa aveva aggredito un Assistente Capo del Corpo, colpendolo con schiaffi. Un dato che conferma, ancora una volta, la pericolosa recidività di condotte aggressive e l’altissimo livello di rischio a cui è quotidianamente esposto il personale di Polizia Penitenziaria.

Questo episodio rappresenta l’ennesima dimostrazione di una situazione ormai intollerabile e fuori controllo, determinata da una cronica carenza di organico, da una gestione del tutto inadeguata dei detenuti con gravi disturbi psichiatrici e dalla loro permanenza in strutture penitenziarie palesemente non idonee a garantire sicurezza e cure adeguate”. Netta la denuncia del SAPPE, per il quale “non è più accettabile che la Polizia Penitenziaria continui a pagare il prezzo più alto delle gravi falle di un sistema che non tutela chi lavora quotidianamente in prima linea e che, allo stesso tempo, non garantisce un percorso sanitario adeguato per i detenuti affetti da patologie psichiatriche, i quali dovrebbero essere collocati in strutture sanitarie specializzate e non lasciati nelle sezioni detentive ordinarie. Il SAPPE esprime piena solidarietà e vicinanza ai colleghi rimasti feriti e chiede con urgenza all’Amministrazione Penitenziaria e al Dipartimento competente interventi immediati, concreti e risolutivi, capaci di ristabilire condizioni di lavoro dignitose e sicure e di prevenire il ripetersi di simili episodi”, conclude Greco: “La Polizia Penitenziaria non può e non deve essere lasciata sola”.

Per Donato Capece, segretario generale del SAPPE, “la situazione all’interno degli istituti penitenziari italiani ha raggiunto livelli di estrema e inaccettabile criticità. Le donne e gli uomini appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente servizio all’interno delle sezioni detentive inermi e privi di adeguati strumenti di tutela, mentre le aggressioni ai loro danni hanno registrato un aumento costante e allarmante. Ogni aggressione a un appartenente alle Forze di Polizia costituisce un attacco diretto allo Stato, rendendo necessaria una risposta ferma e immediata da parte delle Autorità competenti, al fine di prevenire fenomeni emulativi e garantire l’incolumità fisica del personale”.

Per questo, evidenzia il leader storico del primo Sindacato del Corpo, “il SAPPE ritiene che sia indispensabile adottare strumenti idonei a fronteggiare le continue aggressioni, considerato che la Polizia Penitenziaria opera quotidianamente in prima linea, a stretto contatto con soggetti spesso non collaborativi, in stato di alterazione psicofisica o con comportamenti violenti. In tale contesto, la sperimentazione dell’utilizzo dello spray al peperoncino, strumento non letale e di libera vendita, già diffuso tra i cittadini per legittima difesa, appare non solo utile ma necessaria per la gestione delle situazioni di rischio”. E denuncia inoltre “il grave stato di esasperazione del personale, costretto a operare in condizioni di cronica carenza di risorse, senza adeguato supporto istituzionale e con risposte insufficienti da parte delle Autorità preposte. Ulteriori criticità derivano: dalla forte presenza di detenuti stranieri; dall’elevato numero di soggetti con disturbi psichiatrici; dalla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari; dal numero limitato di espulsioni; dall’aumento di detenuti con comportamenti violenti. E tutti questi fattori compromettono seriamente la sicurezza degli istituti e del personale”.

“Il Corpo di Polizia Penitenziaria garantisce quotidianamente sicurezza, legalità e contribuisce al percorso rieducativo dei detenuti. Tuttavia, per poter continuare a svolgere tale funzione essenziale, sono necessari uomini, mezzi, norme adeguate e interventi concreti, non mere dichiarazioni di principio”, conclude Capece.

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