Leal, ‘un grave presagio per il futuro il lupo ucciso dai bracconieri nel Pavese’

Associazione, no al declassamento

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È stato rinvenuto nei pressi di Sommo, in provincia di Pavia, un lupo gravemente ferito e in fin di vita. In un primo momento si era ipotizzato un investimento stradale, ma gli esami radiografici hanno rivelato una realtà
ben più drammatica: l’animale era stato colpito da un’arma da
fuoco. Nonostante la segnalazione immediata della Polizia
Provinciale e il tempestivo intervento del Cras, il lupo è
spirato poche ore dopo, aggiungendosi alla lunga lista di
vittime del bracconaggio che ogni anno colpisce la fauna
selvatica italiana.

Leal, Lega Antivivisezionista – si legge in una nota – ha
sporto denuncia e, attraverso il responsabile fauna selvatica
Cristiano Fant esprime profonda preoccupazione per il
significato di questo ennesimo episodio: “Alla luce dell’ennesimo caso di bracconaggio, si conferma la pericolosità degli uomini nei confronti della biodiversità. Ogni lupo ucciso è un grave danno per l’ambiente ed è il risultato di
una cultura atavica e limitata, oltre che di evidenti mancanze
in tema di prevenzione.

L’Italia è la fotografia di un mondo che non sa convivere con sé stesso: una specie che si autodefinisce ‘la più evoluta’ ma che continua a essere la più violenta e
dannosa del pianeta, incapace persino di porre rimedio ai propri
errori. Se il Senato voterà sì al declassamento, prepariamoci a
una strage che moltiplicherà i circa 300 lupi uccisi ogni anno”.

La decisione italiana di aderire al declassamento dello stato
di protezione del lupo – approvata dalla Camera lo scorso
dicembre – è fortemente contestata da LEAL, che da anni si batte
per una gestione fondata su dati scientifici e non su pressioni
politiche o interessi di categoria. L’associazione ha già
presentato un ricorso contro il provvedimento e annuncia nuove
iniziative legali e istituzionali.

“Siamo pronti a intervenire in tutte le sedi contro il
declassamento in Italia”, si legge in una nota
dell’organizzazione. Fant aggiunge: “Grave sarebbe il
pregiudizio che ne deriverebbe, poiché non esistono basi
scientifiche valide a sostegno di una decisione tanto pesante,
che rischierebbe di compromettere in modo irreversibile
l’equilibrio ambientale”.

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