HomeViaggi e TurismoPerché si festeggia il Ferragosto- di Alfredo Cattabiani

Perché si festeggia il Ferragosto- di Alfredo Cattabiani

Oggi il Ferragosto, spostato al 15 ma dilatato a tutto il mese o quasi, è all’insegna del riposo e della villeggiatura, ma vi si celebrano ancora sagre e feste fra cui la più importante è l’Assunzione al cielo della Beata Vergine Maria

«Nel 18 a.C. Augusto, il primo imperatore romano, istituì alle Calende del mese le “Feriae Augusti”, le Feste di Augusto da cui è nato il nostro Ferragosto.

Oggi il Ferragosto, spostato al 15 ma dilatato a tutto il mese o quasi, è all’insegna del riposo e della villeggiatura, ma vi si celebrano ancora sagre e feste fra cui la più importante è l’Assunzione al cielo della Beata Vergine Maria.
Non diversamente accadeva nell’antica Roma fin dall’epoca monarchica quando le settimane centrali del mese erano costellate di feste in onore di alcune divinità, fra cui Diana al 13 di agosto.
La dea, il cui nome era scandito arcaicamente “Diana” la cui radice significava “spazio celeste”, aveva fra le altre funzioni quella di tutelare le nascite.

Servio, forse per nobilitarla apparentandola alla greca Artemide, narrava che il suo simulacro l’aveva portato Oreste nel Lazio: fermatosi nella selva Aricina, sulle rive dell’attuale lago di Nemi, vi aveva istituito un santuario. In realtà il santuario nulla doveva ai Greci e rifletteva un culto locale alla dea che, secondo Servio, era “Luna in cielo, Diana in terra e Proserpina negli inferi”, e simile in tutto a Giunone Lucina o Regina.

Il tuscolano Egeo Libio, dittatore della Lega fra i popoli latini, aveva poi sostituito l’antico santuario con un tempio, centro della Lega stessa.
Nella selva attorno al tempio – Diana era detta anche “la regina delle selve”- e custodito da un singolare sacerdote, vigeva nei tempi arcaici un rituale sanguinoso: qualsiasi fuggiasco poteva sostituirsi al sacerdote se riusciva ad avvicinarsi a un albero sacro alla dea e a staccarvi un ramo – il ramo d’oro – che gli consentiva di battersi con chi lo custodiva e di ucciderlo. Sicché il sacerdote, narrava Strabone, “tiene la spada in mano, guardandosi continuamente attorno s’egli viene assalito, per potersi difendere”.

“Ma la gara” soggiungeva Pausania “non è aperta ai liberi, bensì a schiavi fuggiti ai loro padroni”.
Quando Servio Tullio strinse un patto d’alleanza fra i popoli del Lazio e Roma, trasportò il centro della Lega dalla selva Aricina all’Aventino costruendovi un nuovo tempio in onore di Diana.
Ma il tentativo di Roma non dovette convincere gli alleati se Tarquinio, ultimo re, spostò nuovamente il centro della Lega alla selva Ferentina, nel tempio di Giove Laziale sul monte Albano.
Rimase tuttavia la Festa di Diana al tempio dell’Aventino dove convenivano al mattino del 13 agosto padroni e servi, senza distinzione di casta. Le donne, che durante l’anno usavano appendere alle pareti del santuario tavolette votive e consacrare le proprie vesti alla dea, la invocavano soprattutto come “Diana Lucina”, protettrice dei parti.

Nello stesso giorno si svolgeva in un bosco di lauri sull’Aventino, al centro del quale vi era un tempietto, la festa in onore di Vortumno, il dio preposto alla trasformazione e al mutamento ciclico che determinava le stagioni e faceva maturare i frutti.
“Grazie a me” gli faceva dire Properzio “si azzurrano i grappoli della prima uva, la spiga si gonfia di latice. Puoi vedere qui le dolci ciliege, le prugne d’autunno, le more arrossate al sole dell’estate; qui con corone di frutti l’innestatore viene a pagare il suo voto.”.

Si susseguivano il giorno 17 le feste in onore di Portuno, il dio dei porti e delle porte, apparentato a Giano, anch’egli significativamente festeggiato nello stesso giorno; e il 19 le “Vinali Rustiche” dedicate a Venere.

“Si dà il nome di Vinali rustiche al 19 agosto”, spiegava Varrone “perché in quel giorno si dedicò un tempio a Venere, e a questa dea sono sacri gli orti: onde è il giorno feriato per gli ortolani”.»
Contemporaneamente s’indiceva la futura vendemmia.

Il 21 del mese di Augusto era invece consacrato a Conso, dio del raccolto immagazzinato; il 23 a Openconsiva, l’abbondanza agricola personificata.
Infine le sagre d’agosto si chiudevano con un altro sacrificio a Vortumno».

(da “Ferragosto” in Aestas”, capitolo VII del “Calendario”)

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