Magenta – “Il papà che tutti vorrebbero, io l’ho avuto.
Il nostro viaggio insieme per il momento finisce qui…ma ora, per te, 
Cammina felice verso la Luce papà!”.
Partiamo dalle parole vergate poco fa su Facebook dalla figlia Nicoletta che ci arrivano come un pugno allo stomaco. Il Signor Germano non c’è più. O meglio il Signor Galleria Magenta. Già perché lui per noi era prima e soprattutto questo. Era la sua creatura nata nel 1979.
L’aveva plasmata a sua immagine e somiglianza. Passione, cura per le cose belle e poi lavoro, lavoro, lavoro. Il Germano era coscritto del mio papà Mauro classe ‘46. Gente nata dopo la guerra che aveva dovuto rimboccarsi le maniche. Che aveva conosciuto la miseria di quegli anni e che ha fatto grande il nostro Paese. Protagonisti ciascuno a loro modo di un boom economico che per noi significa anni ‘80 più che ‘60. Perché gli anni ‘80 sono la metafora del benessere del Bel Paese. Ed e’ proprio in quegli anni che a Magenta prende forma la “pazza idea” di una Galleria d’arte. Avrà successo, non ce l’avrà’ in una realtà di provincia come la nostra??? Eccome se ce l’avrà. Perché il merito alla fine viene premiato, così come quella voglia di fare impresa, rischiando in proprio che era la cifra del Signor Germano. Per lui il lavoro insieme alla sua famiglia, agli amati nipoti – su cui spesso si soffermava nelle lunghe chiacchierate insieme – era tutto. Quante volte percorrendo la via Roma lo abbiamo visto arrivare con la sua BMW. Il primo ad arrivare, ad alzare la saracinesca e l’ultimo ad andarsene. E poi avanti indietro da una vetrina all’altra. Già, perché poco alla volta l’atelier e’ cresciuto, si sono moltiplicati gli spazi dedicati all’estro e alla creatività. Per noi pressoché neo fiti della materia, quanti autori di livello ha ospitato la Galleria! E quante iniziative in cui accanto all’imprenditoria, c’era quella responsabilità sociale verso il proprio territorio. Verso la sua, la nostra Magenta a cui una realtà del genere dava lustro – più unica che rara in provincia – un uomo sempre avanti, all’avanguardia. Che non smetteva di imparare e di far imparare chi gli stava accanto. Lui era il pater familias. Lui era quello che sapeva tener sempre la barra dritta. Spesso voleva avere (legittimamente) l’ultima parola ma il Cattaneo era uno che sapeva anche ascoltare. Che sapeva stare al passo coi tempi. Come quanto insieme alla figlia Nicoletta, aveva lanciato l’idea della Factory del territorio. Un autentico incubatore in cui arte e comunicazione che andavano di pari passo. Anche qui il Signor Germano, in questo progetto aveva saputo declinare la metafora di se medesimo. Di chi ha radici profonde ben piantate per terra, ma che da buon imprenditore visionario sa alzare lo sguardo in alto, sapendo andare oltre. Ora il Germano fa parte di quell’Oltre ultraterreno. Lascia un enorme patrimonio. I ragazzi (i fioeu) sono cresciuti frattanto. La Galleria è in buone mani. Ma oggi la via Roma e tutta Magenta e’ un po’ più sola.
A buon arrivederci, signor Germano.
FV
