C’è qualcosa di profondamente curioso, e anche di profondamente italiano, nella polemica che accompagna ancora una volta la Festa del Sole di Lealtà Azione, in programma oggi e domani a Gaggiano.
Non si è ancora fatto in tempo ad aprire i cancelli che è già partita la consueta caccia alle streghe: appelli, raccolte firme, richieste di non concedere spazi, denunce politiche, l’evocazione di fantasmi del passato.
Il copione è sempre lo stesso.
Non si entra nel merito delle idee. Non si discutono i contenuti delle conferenze. Non si analizzano gli interventi degli autori e degli ospiti. Non si risponde con argomenti ad altri argomenti.
Si chiede, semplicemente, che qualcuno non possa parlare.
E questo, in una democrazia, dovrebbe essere il vero motivo di preoccupazione. A lanciarsi nella consueta caccia alle streghe è quello spezzono composito della sinistra radicale radunato more solito attorno all’Anpi e ai suoi sodali.
Tutta gente che ignora l’articolo 21 della Costituzione, che a riguardo è chiarissimo: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». E l’articolo 17 riconosce ai cittadini il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Non sono concessioni.
Sono libertà.
E le libertà, soprattutto quando riguardano chi non ci piace, hanno senso proprio perché valgono anche per gli altri.
Il problema, allora, non è essere d’accordo con Lealtà Azione. Non è nemmeno necessario esserlo. Anzi: in una società libera si può essere radicalmente contrari alle idee di un’associazione, alle sue letture della storia, alle sue posizioni politiche e culturali.
Ma c’è una differenza enorme tra contestare un’idea e pretendere di impedire che quell’idea venga espressa.
La prima è democrazia.
La seconda è una tentazione censoria che dovrebbe preoccupare chiunque abbia davvero a cuore la democrazia.
E qui emerge tutta la contraddizione di una certa cultura politica: si invoca la Costituzione per chiedere che qualcuno venga escluso dal confronto pubblico. Si parla di libertà mentre si tenta di stabilire preventivamente quali siano le idee ammesse e quali quelle da mettere al bando.
Una sorta di dogana ideologica del pensiero: di qua le idee certificate come democraticamente accettabili, di là quelle sulle quali cala il timbro della scomunica.
Peccato che la Costituzione non funzioni così.
La Repubblica non garantisce la libertà di espressione soltanto alle idee che ci piacciono. La garantisce proprio perché il pluralismo comporta anche il confronto con ciò che riteniamo sbagliato, discutibile, perfino profondamente distante da noi.
E allora viene spontanea una domanda: perché non confrontarsi nel merito?
Se gli ospiti della Festa del Sole sostengono tesi sbagliate, le si confuti.
Se un autore propone una lettura della storia che si ritiene falsa, la si smonti.
Se un relatore sostiene una determinata posizione politica o culturale, si organizzi un altro incontro e si portino argomenti diversi.
Se un libro contiene idee che si considerano pericolose o sbagliate, lo si legga e lo si critichi.
È esattamente questo che significa vivere in una società aperta.
Confrontando, confrontando.
Non censurando.
Perché c’è una differenza sostanziale tra una democrazia sicura di sé e una democrazia che ha paura delle parole.
La prima risponde alle idee con altre idee.
La seconda cerca di eliminarle dal campo visivo.
E quando il confronto viene sostituito dalla delegittimazione preventiva, quando ogni discussione viene trasformata in una guerra di etichette, quando prima ancora di ascoltare qualcuno si decide che non debba essere ascoltato, siamo davanti a una deriva culturale che non può essere liquidata come una semplice polemica locale.
È la caccia alle streghe applicata al dibattito pubblico.
Oggi tocca a Lealtà Azione. Domani potrebbe toccare a qualcun altro.
Ed è proprio questo il punto che dovrebbe interessare tutti, anche chi da quelle idee si sente lontanissimo.
Perché difendere la libertà di parola di chi non condividiamo non significa sposarne le idee.
Significa difendere la nostra stessa libertà, quella di poter parlare domani senza che qualcun altro abbia già stabilito che cosa sia politicamente presentabile, culturalmente accettabile o ideologicamente autorizzato.
Naturalmente esistono limiti alla libertà di espressione. Li stabilisce la legge, non una raccolta firme. E proprio per questo è bene lasciare alle istituzioni competenti il compito di verificare ciò che è lecito e ciò che non lo è.
Non spetta alle associazioni politiche, ai comitati o alle organizzazioni culturali trasformarsi in una sorta di tribunale preventivo delle idee.
E soprattutto non spetta a nessuno decidere che uno spazio pubblico appartenga soltanto a chi condivide una determinata visione del mondo.
Gli spazi pubblici sono della comunità.
La democrazia è della comunità.
La libertà è di tutti.
Compresi quelli che non ci piacciono.
Compresi quelli che ci provocano.
Compresi quelli con cui non prenderemmo mai un caffè.
Anzi, soprattutto quelli.
Perché una libertà che vale soltanto per gli amici non è libertà: è privilegio.
E una democrazia nella quale si pretende di stabilire preventivamente chi possa parlare non è una democrazia più forte. È una democrazia più povera.
Per questo la Festa del Sole può essere contestata, criticata, discussa e persino aspramente attaccata sul piano politico e culturale.
Ma deve poter parlare. Negli anni la nostra testata ha partecipato ai dibattiti più provocatori organizzati da LA, con personaggi di primissimo piano della cultura non conforme: Alain De Benoist, Vittorio Sgarbi, Gian Micalessin, Diego Fusaro, Francesco Borgonovo, Alessandro Sallusti. Anpi e sinistra radicale non ne dibattono le tesi, quando si presentano alle feste di LA: vorrebbero mettere loro un’ideologica, irritante e spiacevole museruola, intrisa di presunta (ma in realtà fallace) democrazia.
E chi ritiene sbagliate quelle idee ha a disposizione l’arma più potente che una democrazia possa offrire: la parola.
Usiamola.
Argomentiamo.
Confrontiamoci.
Dimostriamo che le nostre idee sono più solide.
Perché se davvero crediamo nella libertà, non dobbiamo avere paura delle idee degli altri.
Dobbiamo avere il coraggio di affrontarle.
A viso aperto.
Senza censure.
Senza liste di proscrizione.
Senza caccia alle streghe.
Molto spazio alle idee. Confrontando, confrontando.
Buona Festa del Sole 2026. Anche a voi, cari amici (ops, compagni..) di Anpi.
Giovanni Drogo












