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Netanyahu all’Onu tra proteste e walkout, scontro a distanza con Mamdani

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di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Fuori dal Palazzo di Vetro le proteste, dentro l’Assemblea Generale il walkout di decine di delegati. Benjamin Netanyahu è tornato giovedì sul podio delle Nazioni Unite con un discorso combattivo nel quale ha difeso le operazioni militari israeliane a Gaza e contro l’Iran, respinto le accuse di genocidio, elogiato Donald Trump e aperto un nuovo fronte nello scontro con il sindaco di New York, Zohran Mamdani.

L’atmosfera si è fatta subito tesa quando il premier israeliano si è avvicinato al podio. Decine di diplomatici hanno abbandonato l’aula, mentre altri presenti hanno applaudito e alcuni sostenitori hanno scandito “Am Yisrael Chai”, “il popolo di Israele vive”.

Netanyahu ha reagito direttamente al walkout: “Se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato questa sala, fatelo adesso”. Contemporaneamente, all’esterno del quartier generale dell’ONU, centinaia di manifestanti contrari al governo israeliano si sono radunati nelle strade di Manhattan, bloccando anche il traffico.

Diverse persone sono state arrestate. Al centro dell’intervento di Netanyahu la difesa della strategia militare seguita da Israele dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Il premier ha ricordato le circa 1.200 persone uccise nell’attacco e ha sostenuto che Hamas si aspettasse il collasso di Israele: “Invece ci siamo rialzati e abbiamo combattuto come leoni”.

Netanyahu ha rivendicato anche l’azione militare contro l’Iran, presentandola come una battaglia non soltanto per la sicurezza israeliana ma dell’Occidente. “Non abbiamo un partner più grande del presidente Trump”, ha detto, sostenendo che Israele e Stati Uniti abbiano agito insieme contro Teheran “non soltanto per proteggere noi stessi, ma per salvare la civiltà”.

Il premier ha poi previsto la caduta del governo iraniano: “È soltanto questione di tempo prima che in Iran accada qualcosa di incredibile. Il potere del popolo supererà quello di chi è al potere”. Dal podio ha mostrato anche un dispositivo Starlink, dicendo di volerlo lasciare alla delegazione iraniana per consentire, nelle sue parole, agli iraniani di comunicare liberamente nonostante i blackout di Internet.

Un passaggio rilevante è stato dedicato alle accuse sulla condotta israeliana a Gaza. “Accusare Israele di genocidio è la più grande menzogna del secolo”, ha affermato Netanyahu, sostenendo che le forze israeliane abbiano adottato numerose misure per proteggere i civili e che, combattendo Hamas, Israele abbia invece impedito un genocidio contro gli ebrei. Le accuse di genocidio sono state avanzate da organismi delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali e israeliane per i diritti umani; il governo israeliano le respinge.

Ma a dare al discorso una dimensione particolarmente newyorkese è stato il lungo attacco a Mamdani. Rivolgendosi direttamente al sindaco, Netanyahu lo ha accusato di antisemitismo e ha sostenuto che dalla sua elezione “molti ebrei non si sentono più sicuri a New York”. “Signor Mamdani, lei ha cercato di impedirmi di venire qui. Ha cercato di mettermi a tacere. Ma non può mettermi a tacere, non può mettere a tacere la verità”, ha detto. Mamdani, primo sindaco musulmano di New York e da tempo critico della politica israeliana verso i palestinesi, non era nell’aula. Poco prima dell’intervento aveva pubblicato un video senza parole nel quale piantava un ulivo a Gracie Mansion e cenava con famiglie palestinesi provenienti da Gaza, accompagnandolo con il messaggio: “May peace be our future”.

La risposta del sindaco alle accuse di Netanyahu è arrivata poco dopo. Mamdani ha accusato il premier israeliano di utilizzare il podio dell’ONU per ripetere “menzogne infondate” sulla guerra a Gaza e ha ricordato che Netanyahu è destinatario di un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale per accuse di crimini di guerra e contro l’umanità, che il premier israeliano respinge.

Il confronto tra i due ha ormai superato i confini di New York. Il Likud ha utilizzato l’immagine di Mamdani nella campagna politica israeliana e Netanyahu lo ha ripetutamente attaccato nelle ultime settimane. Il sindaco, che durante la campagna elettorale aveva affermato che avrebbe fatto arrestare Netanyahu se fosse arrivato a New York, ha successivamente riconosciuto che la città non possiede l’autorità legale per eseguire il mandato della CPI, chiedendo però al governo federale di farlo. Dentro e fuori il Palazzo di Vetro, il discorso del premier israeliano ha così trasformato per oltre un’ora l’Assemblea Generale anche in un capitolo dello scontro politico che ormai lega Gerusalemme e New York.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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