MILANO A Fanpage.it parla Andrea Tortelli, il giornalista 43enne direttore del giornale locale BsNews che ha impresso una svolta decisiva alle indagini sull’omicidio di Carol Maltesi.
“Dalla segnalazione di un amico, che quella mattina mi ha chiamato e mi ha fatto il nome di Charlotte Angie. Aveva sentito una sua intervista, quattro o cinque mesi prima, alla trasmissione radiofonica “La Zanzara” e, incuriosito, aveva iniziato a seguirla sui social. Lì la donna pubblicava molte foto, dove erano visibili i suoi tatuaggi. Alcuni dei quali, secondo il mio amico, corrispondenti a quelli che gli inquirenti avevano rilevato sul cadavere della donna e diffuso per facilitarne l’identificazione. Così mi sono messo al lavoro, ispezionando i profili social di Angie, foto per foto, video per video, con fermo immagini e ingrandimenti. In poco tempo mi sono accorto che 8 dei tatuaggi immortalati negli scatti corrispondevano a quelli elencati dai carabinieri. E altri due erano compatibili.”
“Ero riuscito a risalire alla vera identità di Charlotte, ai suoi profili social “in borghese” e a persone che mi avevano parlato di lei, dicendomi che non la sentivano da tempo né vedevano suoi contenuti sui social. Mi è anche stato fatto notare che, nel mondo del porno, nessuno metterebbe mai come foto profilo di Whatsapp un’immagine scattata durante i provini con la scritta in evidenza. Altri mi avevano detto di aver ricevuto, dopo la metà di gennaio, messaggi da quel numero con una richiesta specifica: ‘Togliete tutte le mie foto, sono uscita dal mondo del porno’. Tutti questi elementi mi hanno fatto pensare che ci fosse qualcuno di pericoloso ancora in circolazione e dato che sono un giornalista e non un detective, ho dato tutto il materiale che avevo ai carabinieri. Ero tentato di insistere, per saperne di più, ma non volevo rischiare di inquinare le prove.”
“Ho ricevuto 135 telefonate in un giorno, anche da giornali internazionali come il Times, il Daily Mirror e il Telegraph, ma la cosa che più mi ha stupito è stato l’atteggiamento dei colleghi italiani: molti mi hanno chiamato semplicemente per complimentarsi, mi ha fatto davvero piacere. Credo che, da un punto di vista giornalistico, l’elemento chiave di questa storia sia che è stata un’inchiesta condotta con metodi tradizionali, senza particolari conoscenze, “solo” con la ricerca, la metodicità e un po’ di intuito.”
