HomeCulturaEndorfine 2026. Aleazaro Rossi, come superare il "politicamente corretto"

Endorfine 2026. Aleazaro Rossi, come superare il “politicamente corretto”

Aleazaro Rossi, un nome una garanzia, di origine romagnole, a fare il comico ha iniziato tardi, intorno ai 36 anni.

Conduttore televisivo e attore comico, si distingue per un efferato cinismo e ha fatto della provocazione senza limiti e dello sfatare i luoghi comuni, il proprio biglietto da visita.

Ha all’attivo sul curriculum co-partecipazioni a trasmissioni televisive conosciute, come pure un utilizzo intenso di YouTube in particolare, che gli ha permesso di essere conosciuto da migliaia di seguaci, e ha partecipato a diversi festival famosi all’aperto.

In autunno parte con un tour con il suo nuovo spettacolo, che si intitolerà “The Eleazaro Experience”.
Lo spettacolo precedente, “L’ora di religione”, aveva toccato i più importanti teatri italiani.
Mentre lo spettacolo dal titolo “Grande figlio di puttana”, terminato il tour nel 2024, visto il successo, è stato interamente caricato su YouTube per chi volesse recuperalo.

E “Le Iene”?
“Ho dovuto lasciare. Non era più possibile combinare la partecipazione alla trasmissione con il tour che mi inizierà in autunno”.

Ad Endorfine Festival è stato intervistato dal giornalista e politico ticinese Sergio Savoia.
Rossi si è dilungato su molti aspetti del suo lavoro, pur inframmezzandoli con sketch umoristici realizzati in comunione con Savoia, creando una conferenza-spettacolo molto brillante e piacevole, per una serata rilassante e di puro buon umore.

“Si può ridere di tutto, e fondamentale è continuare proprio se chi ti sta di fronte mostra di divertirsi. Se questo non avviene, non è più comicità. Ridere di cose che ti fanno arrabbiare? Se ci riesci, hai in mano le chiavi dell’esistenza”.

Non si rischia di perdere una fetta di fan, ridendo proprio di tutto?

“Il rischio c’è e fa parte del gioco. Si perde sempre qualcuno in spettacoli del genere, ecco perché comunque, come dicevo prima, bisogna captare se sia una buona idea continuare in una direzione”.

Televisione e teatro offrono le stesse possibilità ad una comicità come la tua?

“No, sono due cose completamente diverse. A volte in te per battute come le mie, intervengono gli autori, con due scopi: uno è verificare con l’avvocato della Rete che determinate cose si possano dire senza incorrere in beghe legali, perché offendendo ad esempio una fetta di popolazione. L’altro intervento, per assicurarsi di non perdere spazi pubblicitari: chi li acquista potrebbe non volerlo fare in una trasmissione nella quale si dice una parolaccia piuttosto che un’altra. In te quindi non si è mai del tutto liberi. In teatro invece è diverso, c’è più libertà.”

È mai successo che qualcuno venisse a vederti per caso in teatro?

“Non credo proprio! Chi viene a teatro paga e paga solo quel che vuole sentire. Difficilmente chi ha trovato pieno per un pezzo di Shakespeare, ripiega su un pezzo mio! Diverso è ciò che può capitare se si partecipa ad un festival all’aperto gratuito e può passare di lì chiunque.”

In quel caso può capitare tirino i pomodori se non apprezzano?

“Sono abbastanza vigliacchi, di solito preferiscono insultarmi sui miei profili! E io li ignoro alla grande, rispondendo solo a chi mi fa i complimenti, perché sono umano anche io. Però alcuni di loro andrebbero rinchiusi in una stanza, così litigano fra loro!”

Non molti lo sanno, ma tu eri Testimone di Geova. Cosa consigli a chi riceve la scampanellata?

“Di avere comprensione. Mi hanno portato a farlo a soli 13 anni, e da lì ho davvero imparato come elaborare il rifiuto, per cui… Siate gentili, non è semplice, soprattutto essere un ragazzino e già sapere che tutti diranno di no.”

E scherzeresti su qualunque religione?

“Beh… Siccome ho cara la pelle, magari eviterei di farlo sull’Islam! Sono gli unici ad essere rimasti indietro di 300 anni e a non ammettere l’umorismo sulla propria fede e sui propri fedeli”.

Linguaggio comico visivo o scritto sono identici?

“No, mi capita di dover elaborare una stessa battuta per dei linguaggi differenti. In quella orale per esempio, conta la rapidità per essere efficace.”

Ti capita ti richiedano un delle tue battute famose?

“Si ma non apprezzo. I miei spettacoli, come gli spettacoli in generale, non sono menù. Inoltre c’è un intero mio spettacolo caricato su YouTube e quelle che spesso mi chiedono ancora, possono riascoltarle lì. E poi penso che se pagano, sia meglio anche per loro sentire qualcosa di nuovo”.

Come ci si sente a ripetere lo stesso spettacolo per mesi?

“Può diventare un esaurimento! Scherzi a parte, chiedilo al mio fonico! In realtà ormai tutti sappiamo perfettamente a memoria, molte mie vecchie battute le ripete anche il pubblico e in fondo mi fa piacere. L’aspetto principale, è che devi essere tu il primo che si diverte e ride della battuta che costruisce. Io sono il primo che ride. E per costruire uno spettacolo, mi baso su qualunque cosa noti in giro e mi faccia ridere e poi lo costruisco per uno spettacolo. Se per esempio tu vedessi adesso i miei appunti, non potresti capirci molto. So io come sto costruendolo… ”

Qual è l’aspetto più bello del tuo lavoro?

“Il sentirmi sempre e comunque in famiglia, forse anche perché la mia compagna è una delle autrici”. In conclusione Aleazaro Rossi ha detto che si può proprio ridere di tutto, anche a costo di avere un pubblico meno ampio. Lui si definisce un comico per adulti e non per famiglie. L’efficacia di alcune parole cambia con il tempo, ed il comico deve capire quando una parola cambia di significato e ha smesso di far ridere.

A cura di Monica Mazzei
Redattrice culturale per
TicinoNotizie.it

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