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Dall'archivio:

Biegrass/Balocchi-1, la bella lettura di Gianni Mereghetti sul ‘Couer scorbatt’

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Potrebbe contenere informazioni obsolete o visioni da contestualizzare rispetto alla data di pubblicazione.

 

ABBIATEGRASSO – E’ un libro di poesie che vale la pena di essere letto, l’ultimo ‘licenziato’ dalla vena artistica di Luis Balocch, al secolo Luigi Balocchi, icona dell’inquietudine biegrassin(a): parliamo ovviamente di Coeur Scorbatt.
Se n’è accorto tra gli altri anche un abbiatense attento alle cose della vita (e delle letteratura) come Gianni Mereghetti, per anni docente al Liceo del Leone, che ha scritto su Tempi una bella recensione su l’ultim libar dal Balocchi. Il link completo lo trovate qui ( https://www.tempi.it/il-coeur-scorbatt-di-balocchi-e-il-grido-dellumano), noi ve ne condensiamo soltanto alcune pillole e una poesia.

Var la pena, cumprà al libar dal Balocch: andì tucc in libreria par tel.

“Quelle che propone Balocchi sono immagini di vita reale, con la durezza che hanno dentro e la tenerezza che esprimono. In lui vibra la contraddizione dell’esistenza, i poli opposti che non si conciliano, ma che portano dentro un bisogno inesausto di senso. Coeur Scorbatt è il grido dell’umano, è il grido di Balocchi che si leva dalla sua umanità inquieta, è il grido di tutte quelle persone che non accettano i compromessi ma vogliono la verità.

In Balocchi si trova il presente, vi è la peste che si abbatte oggi sulla Lombardia, sul mondo, il Covid. È la speranza di quel riverbero di sole che porta calore e voglia di vivere. Le poesie di Balocchi sono una sfida all’oggi, leggerle è accettare la provocazione a non subire il tempo ma a viverlo da protagonisti”. Gianni Mereghetti

 

Giù Tesinn

Tesinn spantega lus cont i òss compagn di frasch
geròn miròld e litta cip ciap la gibigianna.
Tesin nòst’ bamburin
e quej ch’hinn chì passaa, i gent i padr’ i fioeu
chì tucc rugà in del sangh, chì den’ desmentegaa
strengiuu den’chì in del fiaa.

(“Giù a Ticino“. Ticino che semina luce con le ossa fraterne alle foglie/ ghiaioni bisce d’acqua e sabbia cip ciap il riverbero del sole!/ Ticino nostro ombelico/ e coloro di qui passati le genti i padri i figli/ qui tutti rimestati nel sangue qui dentro dimenticati/ stretti avvinti al respiro).

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