HomeCulturaSpice Girls: 30 anni dopo, tra il Burghy e il Girl Power

Spice Girls: 30 anni dopo, tra il Burghy e il Girl Power

Non c’è niente di peggio che veder invecchiare le proprie fiamme giovanili. Eppure, nel nostro immaginario, resta sempre quel batticuore, quell’attimo di turbamento che nessuna fotografia scattata oggi con uno smartphone riuscirà mai a catturare davvero. Le emozioni vere sono allergiche ai pixel; preferiscono restare incastrate tra le pagine di un libro universitario o tra le tracce di un CD pagato a caro prezzo.

Milano 1996: Il Tempio e la Fame
Era una di quelle mattine milanesi dedicate ai doveri: iscrizione agli esami, acquisto dei testi. Anni di università, anni di libertà. Nel 1996 i dischi si vendevano ancora, eccome. Il tempio era uno solo: le Messaggerie Musicali in Corso Vittorio Emanuele. Una posizione imbattibile, una disponibilità infinita.

L’appuntamento con il mio amico Pietro era al Burghy, la storica hamburgeria che resisteva prima dell’invasione globale delle catene a stelle e strisce. Un lauto pasto, qualche bibita di troppo e quel senso di pesantezza che non rovinava affatto l’umore. Prima di allora, avevo persino trovato il tempo per un casting in zona Porta Romana: cercavano “taglie forti”, e io, all’epoca, rientravo perfettamente nella categoria.

L’Incontro: Quando Ozzy incontrò Ginger Spice
Io ero un patito di Heavy Metal. Mi muovevo tra gli scaffali come un cicerone di Ozzy Osbourne, immerso in suoni pesanti e capelli lunghi. Ma Pietro, meno avvezzo alle distorsioni, mi trascinò nell’angolo del Pop.

Ed eccole lì: le Spice Girls. Cinque ragazze della porta accanto. Io non ero certo un adone, ma quel cartonato pubblicitario mi incantò al punto da conservarlo più gelosamente di qualsiasi altra cosa. Venticinquemila lire per un CD: una cifra che per molti (come il buon Pietro, sempre pronto a chiedere un duplicato per risparmiare) era eccessiva, ma che per me era il prezzo della felicità.

La Qualità del Ricordo
Le Spice Girls non volevano cambiare il mondo, volevano solo essere felici in quel momento. Rappresentavano la giovinezza, la semplicità e una classe che oggi sembra sbiadita. Oggi vediamo cantanti che, arrivati agli “anta”, cercano disperatamente di fare le ragazzine. Loro no: hanno chiuso all’apice. Hanno scelto la qualità del ricordo rispetto alla quantità della presenza.

Oggi, nell’era dei social, sarebbero probabilmente massacrate dagli haters. Ma a guardare i numeri dei loro video ancora oggi, avrebbero vinto comunque. Perché la loro forza era l’allegria spensierata, quella che ti permetteva di ignorare i “portatori di disgrazia” e goderti il momento.

Il Piacere della Ricerca
Forse è meglio vivere di piccole speranze che di grandi tragedie. Trent’anni dopo, resta il sapore dolce di quella mattina senza pretese. Perché, caro Direttore, il piacere più grande non era possedere tutto con un click, ma la ricerca. Era l’attesa di quel suono, l’odore del negozio di dischi e la scoperta di una bellezza che, per un attimo, ci faceva sentire tutti un po’ più “Spice”.

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