Sono “sconcertati” le “accuse” mosse contro Carmelo Cinturrino da “pusher e assuntori abituali di eroina e cocaina, notoriamente ostili alle forze di polizia”. Così gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Bugno, legali del poliziotto del Commissariato Mecenate di Milano in custodia cautelare in carcere per l’omicidio di Abderrahim Manosuri del 26 gennaio.
“Si sta ostinatamente cercando la verità laddove verità non c’è”, dicono i difensori in relazione al susseguirsi nelle ultime settimane di notizie “giornalistiche” che vengono definite come “grottesche” e volte “per ragioni incomprensibili” a “descrivere il nostro assistito come fosse un soggetto dedito a delinquere ed inserito in contesti criminali”. “L’idea di passare a setaccio i molteplici arresti” contro gli “spacciatori di morte”, effettuati dal poliziotto, è un “fuor d’opera, anche perché se così non fosse dovremmo chiederci che fine abbiano fatto il segreto investigativo” e il “divieto di pubblicazione”.
“Pare fin troppo evidente che si stia tentando di dare, ad ogni costo, al tragico evento del 26 gennaio una dimensione diversa dai reali accadimenti – concludono in una nota -. Quel colpo fatale, per la distanza della vittima (31 metri) e le condizioni di scarsa visibilità, non attingerebbe la sagoma umana nemmeno se venisse esploso altre 100 volte. Si è trattato di una tragica fatalità”.


















