A seguito delle notizie apparse in questi giorni su alcuni organi di stampa, il Parco Lombardo della Valle del Ticino ritiene opportuno fare chiarezza sull’importanza del ritorno del lupo nel territorio del Parco.
MAGENTA – 
La notizia della ricomparsa del lupo nella Valle del Ticino è di eccezionale valore per il Parco, in quanto rappresenta la sua massima espressione di corridoio ecologico.
Altre conferme erano già arrivate: è di questi ultimi anni l’espansione in pianura del picchio nero (Dryocopus martius (L. 1758) proveniente dall’arco alpino, così come è recente il progressivo affermarsi dell’istrice (Hystrix cristata L., 1758), con presumibile provenienza dall’Appennino. Il lupo però assume un rilievo particolare: il suo essere all’apice della catena alimentare lo pone come elemento riequilibratore naturale delle popolazioni di ungulati in un determinato territorio e non a caso il suo progressivo affermarsi negli ultimi decenni segue il consolidarsi delle popolazioni di ungulati degli Appennini.
Il Parco del Ticino, a seguito della prima segnalazione, ha avviato la collaborazione con le Università di Pavia e Milano – Bicocca e sta provvedendo alla formazione di tecnici, guardiaparco e volontari finalizzata al riconoscimento dei segni di presenza del lupo, con l’obiettivo di stimare l’areale della specie nel Parco del Ticino e nelle aree limitrofe e di raccogliere campioni per le analisi genetiche. E’ utile ricordare che stiamo parlando di uno, forse due, esemplari per cui al momento non siamo in presenza di una popolazione strutturata e il suo permanere nel territorio del Parco del Ticino dovrà essere verificato nei prossimi mesi.
Resta il fatto che la presenza del lupo conferma il ruolo della Valle del Ticino come corridoio ecologico funzionale tra Alpi ed Appennini: i boschi perifluviali sono infatti caratterizzati da livelli di naturalità tali da consentire ad un grande predatore come il lupo di utilizzarle nella fase di dispersione, trovando un via di congiunzione fra le popolazioni dell’Appennino e quelle delle Alpi.
Quest’ultimo aspetto è particolarmente importante per le sorti del lupo italiano perché, a causa della drastica riduzione del numero di individui culminata all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso e della condizione di forte isolamento che la specie ha vissuto per lungo tempo, l’attuale popolazione, che conta circa 150 individui in zona alpina e da un minimo di 1.070 a un massimo di 2.472 unità in area appenninica (Boitani e Salvatori, 2015), è caratterizzata da una bassa diversità genetica e da un elevato grado di consanguineità, che, sul lungo periodo potrebbero precludere la sopravvivenza dell’intera popolazione. Per ridurre la severità delle conseguenze legate a questi fenomeni, è di fondamentale importanza che il lupo riesca a completare la colonizzazione dell’arco alpino verso est, così da congiungersi con la popolazione slovena, e, di conseguenza, con l’intera popolazione balcanica, interrompendo la condizione di isolamento che ha interessato la popolazione italiana nel corso dell’ultimo secolo.
Per quanto riguarda invece gli aspetti legati alla convivenza fra l’uomo e il lupo ai giorni nostri, si consiglia un’interessante lettura: la prefazione di Luigi Cagnolaro, che fu per molti anni direttore del Museo civico di Storia Naturale di Milano, alla prima edizione del libro dello storico Mario Comencini “L’uomo e la bestia antropofaga”, nella quale lo zoologo spiega come le mutate condizioni ambientali e sociali rendano oggi ingiustificata e anacronistica l’ipotesi di situazioni di pericolo per l’uomo.
Parco Lombardo della Valle del Ticino


