HomePoliticaQuella volta che a Varese l'Umberto Bossi in un grotto- di Emanuele...

Quella volta che a Varese l’Umberto Bossi in un grotto- di Emanuele Torreggiani

Quarantacinque anni fa avevo ventidue anni, ero in Cattolica, filosofia, e frequentai, per puro interesse, un paio di lezioni del professore Gianfranco Miglio, direttore del dipartimento di Scienze Politiche.

Un mio coetaneo di Giurisprudenza, incontrato ad una lezione di Filosofia della Storia dov’era uditore, mi parlò di Miglio e ascoltai alcune sue lezioni. Quel ragazzo, oggi un professionista, avrà poi avuto un passaggio politico di certo rango in Lega, parlamentare europeo per poi abbandonare definitivamente la politica dichiarando più che delusione obbrobrio. Non lo cito sapendo che non desidera rammemorare quel tempo. Mi convinse a recarmi in Varese per ascoltare quello che, a suo dire era un autentico animale politico in fieri. Ci andai.

Era un febbraio con ancora la neve sporca lungo le banchine. Trovai il luogo dopo avere domandato ad un paio di frettolosi passanti. Un grotto, come si dice lassù, tre gradini a scendere e s’apre un seminterrato con mescita e parca libagione. In una saletta, più che altro un ripostiglio, una ventina di persone in una nebulosa di fumo. E lui, tal quale lo si vide poi alla villa San Martino di Silvio Berlusconi. Alcuna inibizione o sudditanza ospite nel maniero di un ricchissimo. La medesima mancanza di freno inibitorio; un eloquio, che sapeva padroneggiare, con rabbiosa sfrontatezza nei confronti del bizantinismo politico. Gesticolava a tifoseria calcistica. Sapeva, molto meglio di molti docenti di sociologia vedere la realtà. E dava voce allo sgomento, alla rabbia sottaciuta e repressa, di un popolo minuto intimidito dallo strumento sommo dello Stato: la burocrazia.

Parlava sintetizzando il pensiero espresso nei circoli, nei bar, nelle strade, nelle stazioni, di operai e contadini, artigiani e commercianti, impiegati di piccole e medie industrie e imprenditori consimili. Non certo per la borghesia che l’ha sempre disprezzato, ed ancora oggi ch’è cadavere. Parlava a chi si riconosceva nella sua storia e nella sua lingua. Parlava ad un popolo che non aveva voce e che, i propri rappresentanti, dopo le orge elettorali andavano presto dimenticando. Uscimmo e il mio conoscente di allora mi chiese una opinione su quello che lui stesso definì un uomo dell’età della pietra. Questa espressione la colsi dicendogli che era perfettamente calzante, che quel signore, Bossi era un uomo dell’età della pietra esattamente come Céline lo fu per la letteratura. Un’irruzione selvaggia e sincera in un complesso di maniera, ipocrisia e di conformismo. Poi la storia di questi decenni è nota. E si può vedere Bossi, il barbaro, e Agnelli, l’Avvocato, l’autentico aristocratico, quando ebbero, ovviamente in sedi separate, un interlocuzione von Ciriaco De Mita. Il primo gli rispose brutalmente all’impronta: De Mita taccati al tram. Il secondo lo definì con quell’ironia prossima al raffinato sarcasmo, un intellettuale della Magna Grecia; intendendo un nominalista.

Comunque, di là dalle sciocchezze che si leggono, Bossi in quello slogan coniato da Gianni Brera fu Carlo: La Lombardia ai lombardi, diede voce. Diede una classe dirigente non peregrina, diede una dignità politica che sia la DC che il PCI avevano, trascurando, perduto. Il suo bacino elettorale era quello. Quando iniziò il suo tempo di gloria anche lui ne subì in breve il contrappasso sino all’ultimo decennio vissuto in una solitudine dolorosa assaporando anche l’amaro fiele della vigliaccheria. Non lascia eredi politici. Impossibile. Non ha costruito una scuola metodologica. Ha indicato a soluzione più un miraggio che una realtà: la secessione dapprima per il federalismo poi.

Ma l’Italia è un luogo geografico nel quale insistono cento città rivali l’un l’altra. Né l’una né l’altra, dunque, se non scartoffie e ulteriore costosissima burocrazia autoreferenziale. Niente. E si vede bene in quel prossimo 60% che non vota. Oggi Bossi è morto. Era un uomo buono. Di quelli con cui litighi, ci si manda a quel paese poi con un calice al bancone ci si stringe la mano sputando sul palmo. Addio.

Emanuele Torreggiani

Altri articoli della sezione

Gallarate, primo prelievo di organi da donatore a cuore fermo: fegato, reni e cornee destinati alla donazione

Un risultato di grande rilievo per la sanità lombarda. All’ospedale di Gallarate è stato eseguito per la prima volta un prelievo di organi da...

Omicidio nel Varesino: lunedi’ convalida arresto ad Avezzano

E' fissata per lunedi', davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avezzano, l'udienza di convalida del fermo di Marco Panichi,...

Auto esce di strada e si ribalta in provincia di Varese, morto un 15enne

Un 15enne è morto in un incidente stradale avvenuto intorno alla mezzanotte e mezza di oggi, a Luino (Varese), in via Lugano, in...

Appartamento a fuoco a Gallarate, morta donna di 55 anni

Una donna di 55 anni è morta ieri in un incendio divampato nel suo appartamento al piano terra di una palazzina in via Torino,...

Articoli Correlati

Cecchetti sul caso Siher: “Accuse gravissime. Fare piena luce su eventuali istigazioni alla violenza”

«Le contestazioni formulate dalla Procura di Milano nei confronti di Youssef Siher sono estremamente gravi e meritano il massimo approfondimento. L'ipotesi investigativa di una...

Magenta, #DATACENTER e dintorni. Gelli al Comitato: “Basta con le falsità”

In questa lunga intervista video a Ticino Notizie, il Vice Sindaco e Assessore all'Urbanistica Simone Gelli risponde punto su punto all'ultima nota diffusa dal...

Fiere. Scurati (Lega): “Da Regione Lombardia 1,5 milioni per sostenere il sistema fieristico. Opportunità anche per le imprese del Milanese”

«Regione Lombardia mette a disposizione 1,5 milioni di euro per sostenere le manifestazioni fieristiche in programma nel 2027. Un investimento importante per rafforzare la...

Autonomia, il presidente Fontana: più vicini ai cittadini, risposte concrete ai loro bisogni

"L'autonomia consente di dare risposte più vicine ai cittadini, perché i territori conoscono meglio i bisogni delle proprie comunità e possono individuare soluzioni più...
spot_img