“In occasione della Commissione consiliare di lunedì 5 ottobre, i rappresentanti di Digital Reality hanno fatto cenno ad alcune perplessità sollevate dai comitati anti-data center lombardi in merito all’insediamento di queste strutture nel Milanese.
È la prova evidente che le nostre argomentazioni, che portiamo avanti da mesi come dimostra anche l’evento di fine maggio organizzato nella sala consiliare di Abbiategrasso, sono fondate.
Tuttavia, alle domande di approfondimento sulle ricadute di lungo periodo dei due impianti previsti nel nostro territorio, l’azienda ha risposto solo con dati di circostanza e rassicurazioni di facciata. Ha parlato di una maggiore efficienza dei nuovi edifici che sorgeranno. Ha promesso una buona gestione del teleriscaldamento.
Riteniamo queste risposte un’operazione di marketing per imbonirsi la cittadinanza di fronte al fatto compiuto, distrarla esaltando piantumazioni di facciata e l’incasso degli oneri di urbanizzazione per circa 14 milioni di euro. La salute del territorio, per noi, non si svende.
Viviamo in una zona con scarsa qualità dell’aria, dove manca una valutazione sull’impatto cumulativo causato dai generatori d’emergenza e dalla vicinanza di altri data center come quello di Magenta.
A ciò si aggiunge un consumo di suolo invasivo: l’opera non riqualifica solo l’ex Ropal (72.000 metri quadri) ma si estende su un nuovo comparto agricolo di 66.500 metri quadri occupando quasi 139.000 metri quadri totali. Senza contare la rete di teleriscaldamento da 17 chilometri, che resta un’ipotesi vaga e priva di qualsiasi vincolo od obbligo giuridico.
Gli stessi progettisti hanno inoltre ammesso l’assenza di analisi certe sull’impatto termico e sulla formazione di cappe di calore, rinviando la questione a una futura Autorizzazione integrata ambientale.
Ci preoccupa anche la totale assenza di una pianificazione sovracomunale in termini politici, sociali ed economici, indispensabile in un hinterland milanese che concentra già oltre il 60 per cento della potenza di calcolo nazionale.
La scelta di far procedere l’intervento tramite Piano integrato di intervento, senza variante al Pgt, scavalca la discussione in Consiglio Comunale e azzera il coinvolgimento della cittadinanza.
Non vi è infine alcuna garanzia finanziaria o fideiussoria per la città nell’ipotesi di dismissione del sito, fallimento del progetto o blocchi del cantiere, lasciando alla comunità locale unicamente i costi ambientali e viabilistici dell’ennesima colata di cemento.
Per tutte queste ragioni, chiediamo tre cose:
– La sospensione immediata dei procedimenti autorizzativi (la cosiddetta “moratoria”);
– Uno studio d’impatto cumulativo d’area;
– L’apertura di un tavolo pubblico di confronto che coinvolga la cittadinanza e il cui
parere sia vincolante”.
Siamo a favore della tecnologia, non della speculazione edilizia in nome del progresso e a discapito di ambiente, territorio e salute degli abbiatensi.
COMITATO BENE COMUNE ABBIATEGRASSO













