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Rozzano, Magdy Shalaby: l’egiziano che ha riparato gratis la scuola devastata dai vandali

C’è chi distrugge e chi, invece, si rimbocca le maniche per ricostruire. E la storia di Magdy Shalaby, imprenditore edile di origine egiziana che vive a Rozzano, è una di quelle che meritano di essere raccontate. Perché, in mezzo alle immagini di vandalismi e devastazioni che hanno coinvolto l’Istituto comprensivo Italo Calvino, è arrivata una risposta fatta di generosità, lavoro e senso di appartenenza alla comunità.

A raccontare questa bella vicenda è il sito della Diocesi di Milano, Chiesa di Milano. Dopo i danneggiamenti provocati venerdì scorso da un gruppo di facinorosi nei locali scolastici, Magdy non ha perso tempo: ha messo a disposizione gratuitamente la propria impresa e i suoi operai, lavorando senza interruzione anche durante il fine settimana per ripristinare gli ambienti danneggiati.

Un impegno concreto che ha permesso alla scuola di tornare agibile e alle lezioni di riprendere regolarmente lunedì. Un gesto tutt’altro che scontato, soprattutto considerando che i danni provocati alla struttura sono stati quantificati in circa ottomila euro.

Dall’Egitto a Rozzano, una storia di integrazione e riscatto

La storia di Magdy comincia nel 2010, quando arriva in Italia dall’Egitto a soli 16 anni e mezzo, senza la propria famiglia. Viene accolto in una comunità per minori dell’associazione «Una casa anche per te», presieduta da don Massimo Mapelli (notissimo per il suo forte impegno all’ex Masseria di Cisliano).

È proprio il sacerdote, intervistato da *Chiesa di Milano*, a ripercorrere il cammino del giovane: cresciuto nella comunità, una volta diventato maggiorenne Magdy entra nella cooperativa sociale I.E.S., dove lavora per dodici anni, arrivando anche a ricoprire il ruolo di responsabile di un’attività.

Successivamente decide di mettersi in proprio e apre un’impresa specializzata in piccole ristrutturazioni e impianti. Oggi vive a Rozzano, è sposato ed è padre di quattro figli. Una vita costruita passo dopo passo, attraverso il lavoro, la determinazione e le relazioni con il territorio.

Ma c’è un aspetto che rende la sua storia ancora più significativa. Come racconta don Mapelli, Magdy si è sempre impegnato per inserirsi nella comunità cittadina, mettendosi a disposizione anche per tradurre, mediare e cercare soluzioni quando emergevano difficoltà nei rapporti tra le persone.

## «Sta restituendo ciò che ha ricevuto»

Quando ha visto le condizioni in cui era stato ridotto l’Istituto Calvino, Magdy non si è limitato a esprimere indignazione. Ha scelto di intervenire direttamente, mettendo a disposizione le proprie competenze professionali e il lavoro della sua squadra.

Un gesto che ha ricevuto il ringraziamento dell’amministrazione comunale e una lettera particolarmente commossa da parte dei genitori degli studenti.

La conclusione di don Massimo Mapelli racchiude il significato più profondo di questa vicenda: «Questa è la storia di uno dei ragazzi minorenni arrivato solo nel nostro Paese dall’Egitto, che ora sta restituendo ciò che ha ricevuto».

È proprio qui che la storia di Magdy Shalaby va oltre il ripristino di una scuola danneggiata. Mentre qualcuno ha scelto di distruggere un luogo destinato alla formazione e alla crescita dei ragazzi, lui ha deciso di contribuire a restituirlo alla comunità.

Senza proclami, senza polemiche, ma con gli strumenti che conosce meglio: il lavoro e la responsabilità.

E in un momento in cui episodi di vandalismo e violenza alimentano preoccupazione, la vicenda di Magdy ricorda che l’integrazione si costruisce anche così: con l’impegno quotidiano, il rispetto dei luoghi in cui si vive e la volontà di sentirsi parte di una comunità, contribuendo concretamente al suo futuro.

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