Un’azione incendiaria pianificata
nei dettagli come ritorsione e avvertimento mafioso. Con questa
accusa la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia
cautelare in carcere nei confronti dei due presunti esecutori
materiali del rogo che, la sera del 18 ottobre 2025, aveva
devastato un’azienda di autodemolizione in viale delle Industrie
a Monza, provocando danni tra i 150 e i 200 mila euro.
L’indagine della Squadra Mobile di Monza, coordinata dalla
Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, ha portato a galla
la matrice del gesto. Alla base dell’intimidazione vi sarebbero
le dichiarazioni rese ai magistrati dal titolare dell’attività e
dal figlio nell’ambito di un’inchiesta su un giro di truffe
nelle compravendite di auto. Per punire la scelta di collaborare
e condizionarne l’atteggiamento prima dell’udienza, il presunto
mandante avrebbe ordinato di colpire l’unica attività economica
ancora nella disponibilità della famiglia.
L’analisi dei filmati di videosorveglianza, i tracciamenti Gps e
decine di intercettazioni hanno permesso di ricostruire la rete
dei responsabili, composta da quattro persone tra mandante,
intermediario ed esecutori, due delle quali risultate collegate
agli ambienti dell’operazione “Rinascita-Scott”. Da qui la
contestazione dell’aggravante del metodo mafioso riconosciuta
dal gip.
Il primo provvedimento in carcere è stato notificato a un 54enne
già recluso per altra causa, mentre il secondo destinatario,
inizialmente sfuggito alla misura, è stato bloccato dalla
Polizia di Frontiera all’aeroporto di Malpensa al suo rientro
dall’Australia. Durante l’operazione la Squadra Mobile ha
eseguito anche quattro perquisizioni tra Bernareggio, Gaggiano,
Brembate e Pizzo Calabro, sequestrando cellulari, hard disk e
localizzatori satellitari.













