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ROMA (ITALPRESS) – Alla Sala Perla del Palazzo del Casinò, a Venezia, il Presidente della SIAE Salvatore Nastasi ha consegnato a Nanni Moretti il Premio SIAE Andrea Purgatori alla carriera, alla presenza del Presidente della Fondazione La Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e di Francesco Martinotti, Presidente delle Giornate degli Autori. Ha aperto la cerimonia Martinotti, ricordando che “le Giornate degli Autori furono fondate 23 anni fa dall’ANAC e dall’API (divenuta 100autori), e anche da Giorgio Gosetti, che è scomparso all’inizio di quest’anno e che voglio ricordare. Il nostro programma, così ricco, non si potrebbe realizzare senza il sostegno di un partner importante, che ha una forte affinità con gli autori e che si chiama SIAE: quella società che fa sì che i principi di cui ha parlato prima il presidente Buttafuoco possano essere mantenuti e rispettati, a cominciare dal far arrivare agli autori il giusto compenso per il loro lavoro. Con la SIAE abbiamo creato un premio importante per riconoscere ogni anno il ruolo di autori che hanno innovato e che, con il loro talento e la loro originalità, hanno arricchito il cinema italiano. Questo premio da tre anni è intitolato a un’altra persona importantissima che si chiamava Andrea Purgatori”.
“Quella delle Giornate degli Autori è una comunità che si identifica nella parola autore, ed è una fatica culturale a cui dobbiamo partecipare tutti, l’elaborazione di un qualcosa che poi è lavoro – ha sottolineato Purgatori – E qui c’è il Presidente della SIAE, Salvo Nastasi, che sa perfettamente qual è il significato di questo meritorio sforzo. Quello che l’immaginazione, la fantasia, il lavorio della critica fanno è quindi un patto stabilito tra l’autore e la società, e che attraverso la capacità di creare diventa poi – scusate la volgarità – indotto, e quindi diventa ancora una volta economia, indice dello stato di salute di una comunità”.
“Come SIAE – ha osservato Nastasi – cerchiamo di fare tutti i giorni il lavoro di cui parlava il Presidente Buttafuoco, un lavoro fatto in maniera forte e concreta soprattutto in un momento in cui il settore autore è minato, è attaccato, sotto tutti i punti di vista. Un lavoro che dobbiamo fare tutti insieme”.
La motivazione del Premio: “Nel cinquantesimo anniversario del suo esordio cinematografico, SIAE conferisce a Nanni Moretti il Premio SIAE “Andrea Purgatori” alla Carriera per il contributo straordinario offerto al cinema e alla cultura del nostro Paese. A partire da Io sono un autarchico, Moretti ha saputo costruire un’opera unica nel panorama italiano ed internazionale, trasformando l’esperienza personale in uno strumento di osservazione della realtà e della società. Attraverso uno sguardo profondamente originale, spesso autobiografico e sempre capace di interrogarsi sul presente, ha raccontato le trasformazioni dell’Italia, le sue inquietudini, le sue contraddizioni e le sue speranze. Con una cifra stilistica inconfondibile, fondata su autoironia, intelligenza critica, rigore narrativo e libertà espressiva, ha dato vita a personaggi, immagini e dialoghi che si sono radicati nella nostra memoria e nella società. Il suo cinema ha saputo coniugare impegno civile e leggerezza, riflessione e umorismo, dimensione privata e racconto collettivo, mantenendo sempre viva l’attenzione per il valore della creazione artistica e della libertà d’autore”.
Nastasi ha consegnato a Moretti la targa che riproduce il deposito di Ecce Bombo, il suo secondo film, che reca la data 5 settembre 1977. “La SIAE voleva trovare il deposito di “Io sono un autarchico”, che è proprio il primo film, ma non esiste. Era fatto un po’ in famiglia, in Super 8à Poi sono riuscito a fare il regista e negli anni, ho fatto anche altri lavori all’interno del cinema: la produzione, la distribuzione, ho un cinema da 35 anni. Ecco, ma tutto questo non come una missione: non mi sento e non mi sentivo investito da una missione nei confronti del cinema di qualità. No. Avere una sala cinematografica, produrre film di esordienti mi sembrava un giusto completamento del mio lavoro di regista – ha raccontato Moretti -. Non l’ho mai fatto per dovere, ma sempre per piacere. Lo intendo come completamento del mio lavoro di regista. Quindi, continuo a divertirmi, continuo a fare con molto piacere questo lavoro, questi lavori. E sono stato fortunato, perché parlando pressappoco di me negli anni, nei decenni, nei secoli! – perché ci sono due secoli nella mia filmografia-, inventando dei personaggi che all’inizio delle storie avevano qualcosa in comune con me, sono – pare – riuscito, raccontando me, a raccontare una generazione. Quarant’anni fa, quando mi dicevano questo, io ero insofferente e dicevo: “Ma perché? Questa è una lettura sociologica, generazionaleà Perché non parlano del mio cinema?”. Ho cambiato completamente idea. Se davvero con le mie storie, con i miei personaggi, sono riuscito a raccontare una generazione, beh, lo ritengo una fortuna e un onore. Grazie”.
– foto ufficio stampa Siae –
(ITALPRESS).











