Magenta, sanità. Allarme medici al “Fornaroli” costretti a turni massacranti. C’è il rischio di nuove fughe

La situazione del nosocomio magentino rispecchia quella di molti altri presidi del 'Bel Paese'. Ma sarebbe davvero un peccato assistere alla perdita di altre eccellenze mediche. La testimonianza simbolo del dottor Maggioni primario di Urologia

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Qual è lo stato di salute del ‘Fornaroli’ di Magenta? Beh, la testimonianza che abbiamo raccolto stamani dal primario del reparto di Urologia dottor Matteo Maggioni, è senz’altro sintomatica di qual è la condizione del presidio sanitario locale.

Una situazione che per molto versi rispecchia quanto emerge dalla fotografia che la stampa nazionale mostra della nostra Sanità.

Una Sanità fatta di medici di grande competenza, ma che si ritrovano a gestire un contesto sempre più problematico, fatto di turni a ritmo serrato, carenza di personale e stress costante.

Con il rischio che chi ha i numeri per farlo, inizi a guardarsi attorno per cercare opportunità diverse, tornando a mettere al centro il ruolo dell’attività medica da non svolgere dentro ad uno scenario di continua emergenza.

Ma come detto è stato il dottor Maggioni a darci un’istantanea sul campo che non lascia spazi a fraintendimenti.

“Guardi pur essendo Primario del reparto, solo nell’ultimo mese, ho accumulato qualcosa come diciotto turni di guardia. In teoria non mi competerebbero, però, vista la situazione mi sono state assegnate e io ho rispettato le consegne come sempre”.

Questo dato, aggiunto ad un lavoro costante, pressoché in tutte le ultime festività, ci fanno capire come al ‘Fornaroli’ la situazione di emergenzialità sia diventata la regola. Il che, di fatto, non dovrebbe accadere…

Quello che accade invece – e anche questo è un dato importante su cui riflettere quando ci lamentiamo dei nostri medici o, peggio ancora, leggiamo notizie di cronaca che parlano di aggressione al personale sanitario – e che questi professionisti non hanno di sicuro perso la passione per il loro lavoro (o forse in alcuni casi sarebbe più opportuno parlare di ‘vocazione’) che di fatto li vede in servizio ‘permanente ed effettivo’ h24.

Questo lo diciamo a ragion veduta, avendo avuto l’occasione di sentire anche in un giorno festivo il dottor Maggioni per una questione personale e avendo avuto la riprova di quanto riportiamo in queste righe.

Assertività, disponibilità, capacità di rassicurazione, attenzione immediata per il paziente in chi ha questa professione cucita addosso, non mancano mai.

Anche quando potrebbe esserci la risposta di riserva, peraltro, più che legittima: ‘Ci sentiamo domani mattina (lunedì ndr) per un consulto’.

Il caso del dottor Maggioni, affermato urologo ed andrologo milanese, che ha scelto il ‘Fornaroli’ di Magenta per riportare l’Urologia ad essere punto di riferimento per l’Ovest Milano
(vedi intervista su TN https://www.ticinonotizie.it/magenta-sanita-parla-il-dottor-maggioni-lurologia-del-fornaroli-tornera-ad-essere-uneccellenza-ogni-martedi-sara-presente-anche-al-santa-crescenzia/) e contestualmente, mettere a disposizione del territorio le sue competenze, anche attraverso la sua consulenza presso il Poliambulatorio Santa Crescenzia di Magenta, è certamente paradigmatico.

Perché la storia che vi abbiamo raccontato è la sua ma anche quella di altri colleghi.

Quello che più preoccupa e che certamente dà motivo di riflessione, è pensare che chi sta alla guida dei nostri Ospedali – di recente ci sono state le nomine per le nuove Direzioni Strategiche delle ASST – non non sia riuscito finora a cambiare coi fatti questo pericoloso trend.

Perchè medici preparati, appassionati e animati dagli intenti migliori, non possono essere messi nelle condizioni di operare al meglio? E anzi si muovano in un costante “rischio Burnout” ?

Sono interrogativi a cui chi guida la Sanità e si occupa di organizzazione delle Aziende Socio Sanitarie, dovrebbe dare risposte che possibilmente portino ad azioni concrete.

Diversamente la ‘fuga di nuove eccellenze’ dal ‘Fornaroli’ (ma non vogliamo focalizzarci solo sul caso Magenta che qui adoperiamo a mo’ di esempio) potrebbe proseguire. Con tutte le ricadute del caso per il cittadino in primis. Certo, si dice ‘mal comune mezzo gaudio…’ guardando come detto al contesto di fondo. Ma a nostro avviso è un detto che poco riguarda la Sanità. Anzi.

Perchè se ad una sconfitta – la perdita di professionalità mediche che vanno altrove – se ne aggiungono altre alla fine avremo registrato solo un filotto di sconfitte.

Questo usando una metafora calcistica – considerato che ‘i giocatori buoni da metter in campo la nostra Sanità ce li ha eccome’ – sarebbe davvero un peccato mortale.

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